Cina, l'autarchia software è la via

Un sistema operativo che animerà PC, smartphone e TV, sviluppato a partire dal kernel Linux. Contro lo spionaggio occidentale e i problemi che affliggono gli altri OS, è tagliato su misura del mercato cinese
Un sistema operativo che animerà PC, smartphone e TV, sviluppato a partire dal kernel Linux. Contro lo spionaggio occidentale e i problemi che affliggono gli altri OS, è tagliato su misura del mercato cinese

Contro gli attori del mercato occidentale che spadroneggiano sul vastissimo mercato locale, contro i governi stranieri che vorrebbero insinuarsi nella vita dei cittadini monitorando le loro comunicazioni: la Cina sceglie l’autarchia per quello che si propone come il nuovo sistema operativo dedicato ad ogni tipo di dispostitivo, supportato dalle autorità.

Anticipato da indiscrezioni negli scorsi mesi, prevedibilemente presentato all’estero come China Operating System (COS), il sistema operativo è frutto di un investimento del governo nella ricerca condotta dall’Accademia Cinese delle Scienze e dal partner Liantong Network Communication Technology, apparentemente con il supporto di HTC, che avrebbe prestato l’hardware ai test. È stato approntato per animare le più svariate piattaforme : dal PC agli smartphone, dai tablet ai set top box , tutti questi dispositivi potranno montare software autarchico.

È questa infatti la prospettiva che muove il progetto di COS: nel corso della presentazione si è puntato il dito contro i sistemi operativi più diffusi, e nessuno è stato risparmiato. Oltre a non essere in grado di soddisfare al meglio le esigenze e le abitudini di interazione uomo-macchina del mercato cinese, i prodotti software occidentali soffrirebbero di lacune incolmabili : iOS, che sgomita alla conquista del mercato cinese, costituirebbe un ecosistema troppo chiuso, Android, il sistema operativo più diffuso sugli smartphone locali, è afflitto da una eccessiva frammentazione e come Windows Phone ha problemi di sicurezza. Sul fronte desktop, poi, si ricorda come presto sarà necessario sostituire Windows XP, vicino alla fine del supporto ma ancora diffusissimo. Non ultimo , i rappresentanti dell’Accademia Cinese delle Scienze ricordano come i sistemi operativi occidentali possano nascondere backdoor utili ai governi più impiccioni. COS interverrà a porvi rimedio.

Il sistema operativo, è stato spiegato nella conferenza stampa, è simile a Android e iOS solo in superficie, a livello di interfaccia: il codice, basato su kernel Linux, è sviluppato indipendentemente e non sarà open source . I dettagli scarseggiano: per ora è dato sapere che supporta HTML5, che i suoi utenti potranno fruire delle 100mila app già compatibili attraverso un unico store, sicuro e affidabile, che le sperimentazioni con i principali operatori locali sono già state avviate ma ancora mancano gli accordi con i produttori dell’hardware.

Parte della foltissima schiera dei netizen cinesi, 618 milioni di cittadini, l’81 per cento dei quali connesso a mezzo mobile, non ha recepito con troppo entusiasmo l’avvento di COS: sarà perché le precedenti e numerose imprese cinesi per lo sviluppo di un sistema operativo autarchico sono spesso sprofondate nell’ombra (persino Red Flag Linux , la nota distro di stato, sembrerebbe arrancare di mancanza di fondi), sarà perché le iniziative volte allo sviluppo di dispositivi tagliati su misura del mercato locale sono sovente rimaste inespresse , sarà perché la notevole somiglianza di COS con iOS e Android non si accompagna con un ecosistema già rodato e di respiro globale. Ma stato e mercato cinesi continuano a credere nel successo della localizzazione: COS, sul versante mobile, si batterà con un contendente che offre le stesse caratteristiche e vanta la stessa superiorità rispetto agli inaffidabili prodotti occidentali. Si tratta di 960 OS: è stato presentato una manciata di giorni prima del sistema operativo supportato dallo stato, è valso 15 anni di sviluppo.

Gaia Bottà

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17 01 2014
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