Colpito il sito della Casa Bianca

Va giù per una manciata di minuti anche quello di Downing Street. Oltre al defacement questa volta partono anche attacchi denial-of-service distribuiti. Ma durano poco
Va giù per una manciata di minuti anche quello di Downing Street. Oltre al defacement questa volta partono anche attacchi denial-of-service distribuiti. Ma durano poco


Roma – Mirano sempre più in alto gli autori di alcune clamorose azioni di cracking che stanno prendendo corpo in rete dall’inizio dell’intervento militare americano in Iraq. Questa volta ad essere presi di mira sono stati i principali siti dei governi statunitense e britannico.

A quanto pare per alcuni minuti la home page del sito della Casa Bianca, whitehouse.gov , è stata modificata, con l’inserimento di una laconica domanda (traduzione dall’inglese): “Perché questa bush…eria? Non possiamo semplicemente vivere in pace?”. La firma lasciata sulla pagina era: “Owned by Free World”.

L’attacco al sito del Governo USA è stato registrato in questa pagina archiviata da Zetaz, servizio che fa capo all’autorevole Zone-h.org. Quest’ultimo a sua volta parla dell’accaduto pur ammettendo che il proprio motore studiato per “catturare” le pagine modificate, questa volta non è riuscito nell’intento e che, dunque, non esistono certezze assolute rispetto al clamoroso defacement.

In realtà forse ancora più clamoroso è stato l’attacco di denial-of-service (DOS) distribuito portato nelle stesse ore contro il sito del Governo britannico . Un’aggressione che ieri ha reso praticamente irraggiungibile quello spazio web, punto di riferimento non solo per i cittadini britannici.

Una rivendicazione dell’attacco è apparsa su Indymedia dove le motivazioni dell’azione vengono associate a rivendicazioni pacifiste. Nella stessa pagina di Indymedia linkata in queste righe anche altre rivendicazioni dei probabili autori dell’aggression DOS.

Non si placano, peraltro, le azioni dei defacer di cui si è parlato molto in questi giorni. Un gruppo noto come Carders, nelle ultime ore si è reso autore della sostituzione delle home page su più di 3mila siti.

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24 03 2003
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