Comcast inchiodato: filtra il P2P

Pesanti le accuse rivolte al popolare provider statunitense, colto a filtrare alcuni tipi di download, che considera ingombranti. Ma non c'è una regola, e la trasparenza non esiste. Procede intanto l'inchiesta di PI sull'Italia
Pesanti le accuse rivolte al popolare provider statunitense, colto a filtrare alcuni tipi di download, che considera ingombranti. Ma non c'è una regola, e la trasparenza non esiste. Procede intanto l'inchiesta di PI sull'Italia

La moda di filtrare il traffico P2P a quanto sembra si riaffaccia spesso nelle policy degli ISP. È la volta di Comcast , il popolare fornitore americano, che non sembra avere simpatia per chi scarica tramite BitTorrent . Chi lo ha rilevato è un reporter di Associated Press , che ha voluto approfondire personalmente dopo aver raccolto testimonianze di utenti del noto ISP, rimasti delusi dalle prestazioni poco entusiasmanti del Torrente di dati mentre attraversa la foresta la rete Comcast.

L’intraprendente giornalista, tenendo conto dell’attenzione quasi maniacale che negli Stati Uniti si nutre per il copyright prima ancora che sul traffico P2P, ha scelto come oggetto della prova un file che fosse corposo ma anche non coperto da copyright: la Bibbia . Così, come riporta anche BoingBoing , con la collaborazione di alcuni ha avviato il download da due diversi computer, uno dislocato a San Francisco e uno a Filadefia, entrambi connessi ad Internet mediante cable modem di Comcast (il cable modem, come racconta Wikipedia, è un precursore della più moderna ADSL, che ottiene il collegamento con il provider sfruttando la rete della TV via cavo , molto diffusa negli Stati Uniti).

Nei primi due tentativi il download non ha trasferito nulla ; al terzo tentativo, dopo ben 10 minuti di attesa, il trasferimento è partito. Nel senso contrario, ovvero cercando di condividere un file molto richiesto, le connessioni sono state ugualmente impedite. Una terza prova è stata fatta, con gli stessi criteri, dall’area di Boston; scaricare la Bibbia non è stato possibile per un errore non legato al filtraggio, mentre la condivisione è riuscita e i file condivisi sono stati inviati verso la rete.

Secondo quanto riferisce Santa Barbara News , non contento il giornalista ha fatto fare altre prove, sempre con la Bibbia, da altre tre connessioni: una fornita da Time Warner Cable , una da Cablevision Systems e la terza dalla linea business della sede di Associated Press, fornita da AT&T e da Cogent Communications . Nessuna di queste ha presentato i problemi riscontrati nei primi test.

A seguito della testimonianza di Robb Topolski, abbonato Comcast che ha indagato approfonditamente e ha individuato pacchetti di reset inseriti nei flussi BitTorrent, il giornalista ha ulteriormente indagato, evidenziando di nuovo il nome di Sandvine , noto per i prodotti e i servizi di gestione delle grandi reti.

Successivamente Ashwin Navin, presidente di BitTorrent, ha confermato la possibilità che l’abbonato fosse filtrato da apparati Sandvine ma Charlie Douglas, un portavoce di Comcast interpellato sulla vicenda, non ha dato alcuna conferma: “Non riveliamo mai i nostri fornitori o i nostri schemi di gestione della rete, sia per ragioni di competitività che per proteggerci dagli abusi”, ha detto.

Viene spontaneo chiedersi se questo episodio emerga davvero casualmente dopo il rilascio del Manuale per il rispetto della legge di Comcast, nel quale, tra l’altro, non vi è menzione alcuna di filtri e simili. E in Italia? Punto Informatico sta procedendo proprio in queste settimane ad una nuova inchiesta che sarà presto pubblicata: qualunque segnalazione di problemi veri o presunti di filtering è preziosa.

Marco Valerio Principato

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