Il Congresso scrive a Yahoo su Capitol Hill, ma sbaglia CEO

Il Congresso scrive a Yahoo, ma sbaglia CEO

Marissa Mayer non è più CEO di Yahoo da ormai quattro anni, ma alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti continuano a scriverle.
Marissa Mayer non è più CEO di Yahoo da ormai quattro anni, ma alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti continuano a scriverle.

L'esecrabile episodio legato all'attacco di Capitol Hill, avvenuto nei primi giorni dell'anno (poco prima dell'insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca) quando un gruppo di facinorosi ha preso di mira il Campidoglio USA, non è rimasto e non rimarrà senza conseguenze. Il Congresso ha deciso di chiamare in causa anche gli esponenti del mondo online, chiedendo loro di collaborare al fine di attribuire le responsabilità.

Marissa Mayer non è CEO di Yahoo da quattro anni (ma il Congresso non lo sa)

La decisione ha innescato un dibattito nelle aule della politica d'oltreoceano, dove non tutti sono d'accordo sul modus operandi. Un gruppo di membri del Congresso ha inviato nei giorni scorsi una lettera a tal proposito ai vertici di alcune delle società coinvolte: peccato che, almeno in un caso, sia stata indirizzata al CEO sbagliato. Si legge chiaramente “Ms. Marissa Mayer, President and Executive Officer, Yahoo! Inc” (PDF).

Marissa Mayer non è più alla guida di Yahoo da ormai quattro anni, dal 2017. Eletta nel 2012, è rimasta in carica fino a quando Verizon ha deciso di rilevare il gruppo.

L'oggetto della missiva è la presa di posizione da parte del repubblicano Andy Biggs e di altri dieci membri del Congresso, contro la richiesta avanzata la scorsa settimana dal Comitato istituito appositamente, con la volontà di ottenere le informazioni necessarie a far luce sulla vicenda.

Gli altri destinatari della comunicazione sono Amazon, AOL, Apple, AT&T, Facebook, Google, Microsoft, Snap, T-Mobile, Twitter, U.S. Cellular Corporation e Verizon. Dentro tutti i big, insomma, senza però considerare piattaforme come Reddit, Telegram, TikTok (ma anche nomi ancora meno conosciuti come l'app Zello e il social network Parler, citati nella richiesta di fine agosto) che invece è certo siano state scelte da chi ha pianificato ed eseguito l'assalto.

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