Connection Keeper non è il dispositivo che vorrei in casa, ma è quello a cui sono contento di dedicare un articolo. Un paradosso, è vero. È il frutto di un’operazione commerciale e di marketing, un esercizio di stile e poco più. Al tempo stesso è però anche uno spunto di riflessione su ciò che rischiamo di perdere (o abbiamo già perso), risucchiati dai dispositivi che chiedono continuamente la nostra attenzione.
Da Prego, un’idea buona e inutile al tempo stesso
È realizzato da Prego, il marchio del colosso americano Campbell’s. Sì, quello finito nelle opere di Andy Warhol. Sarà acquistabile oltreoceano a partire dal 27 aprile al prezzo di 20 dollari, ma solo in 100 pezzi. Non c’è nemmeno da sperare di riuscire a comprarne uno e questo lo rende destinato a diventare un oggetto da collezione. Sarà accompagnato in bundle da un vasetto di salsa, una confezione di spaghetti e un mazzo di carte con domande utili a stimolare una discussione.

Non ha connettività Wi-Fi, né Bluetooth. Niente funzionalità AI e niente display. Allora cosa fa? Semplicemente, ha un pulsante che, se premuto, inizia a registrare le conversazioni a pranzo e a cena, con la possibilità di caricarle poi in modo sicuro e protetto sui server di StoryCorps, un’organizzazione non profit che collabora con la Biblioteca del Congresso USA per preservare la cultura americana. Volendo, è possibile condividere gli audio con gli altri membri della famiglia.
Forse ne abbiamo bisogno e non vogliamo ammetterlo
A conti fatti, Connection Keeper non aggiunge nulla a ciò che una semplice app su smartphone può già fare. Sotto questo aspetto è inutilmente fine a se stesso. Ed è senza dubbio etichettabile come una mossa pubblicitaria, per quanto azzeccata.
Nell’era dell’intelligenza artificiale pervasiva e dei dispositivi che finiscono inevitabilmente per allontanarci, è però un invito a recuperare una forma di dialogo che sta venendo meno. Non cambierà nulla, sia chiaro: nessuno rinuncerà ad avere lo smartphone accanto a piatti e posate. E, per dirla tutta, non ci sarebbe nemmeno bisogno di avere un microfono al centro del tavolo per ricominciare a confrontarsi con genitori e fratelli invece di scorrere i feed dei social network. Chissà però se per qualcuno potrà essere uno spunto di riflessione, avrebbe già raggiunto il suo obiettivo.