Contrappunti/ La Internet di Wanna Marchi

di Massimo Mantellini. I banner per suonerie, sfondi per desktop e siti porno che affollano certi siti sono solo una piccola vergogna italiana. Fa bene Soru a prendere le distanze. Nell'attesa di altri esempi, interpelliamo Do Nascimento
di Massimo Mantellini. I banner per suonerie, sfondi per desktop e siti porno che affollano certi siti sono solo una piccola vergogna italiana. Fa bene Soru a prendere le distanze. Nell'attesa di altri esempi, interpelliamo Do Nascimento


Roma – Leggevo giorni fa con qualche apprensione una intervista su CWW nella quale il responsabile di un sito web calcistico, intervistato in qualità di esperto di cose di Internet spiegava come i dialer (quei simpatici programmini che consentono ai nostri modem di dirottare la comunicazione verso numeri ad alto costo in cambio di servizi più o meno interessanti) siano ormai sdoganati e pronti per un utilizzo consapevole da parte degli utenti.

Sarà che noi italiani siamo un paese di inventori e navigatori ma non mi pare proprio che su Internet, ambiente per definizione senza confini, si siano mai visti esempi di marketing demenziale e senza scrupoli come quelli approdati silenziosamente da qualche mese perfino sui portali di grande traffico della gerarchia italiana. I banner ormai ubiquitari di siti web per suonerie, sfondi per desktop e siti porno non sono davvero, come qualcuno vorrebbe farci credere, la nuova frontiera del commercio elettronico ma solo una piccola vergogna italiana capace di sollevare più di una perplessità fra quanti, visitando una directory su Yahoo insieme ai figli alla ricerca magari di un albergo per le prossime vacanze familiari, si trovano di fronte il banner di sexyscreensavers.net.

Ma gli utenti della Internet italiana non sono tutti polli da allevamento e perfino fra i grandi nomi della rete europea qualche dubbio sulla opportunità di percorrere la strada dell’incasso ad ogni costo sta fortunatamente iniziando a prendere piede. Tiscali per esempio, nelle parole di Renato Soru, ha recentemente dichiarato che inizierà a rifiutare banner sexy sulle proprie pagine web, banner che quasi esclusivamente indirizzano grandi e piccini verso siti web senza alcun contenuto che non sia un dialer da scaricare.

E’ questa la rete che immaginavamo? Quella in cui un hyperlink non è più un arricchimento ma una piccola macchina per far soldi alla quale solo i più sprovveduti abboccano? E’ questa la new economy? Quella della trasparenza nelle transazioni digitali, nella quale il valore aggiunto rispetto al “solito” risiede nella possibilità di scambiare informazioni fino all’eccesso sul bene che si vende o si acquista?

No, evidentemente no: siamo anzi lontani anni luce e per di più viaggiamo spediti in direzione opposta. Gli industriali del dialer e gli uomini del marketing che in mancanza di meglio per sbarcare il lunario accettano di distribuirne il verbo, sono solo ciò che resta di una illusione esplosa in mille pezzi, quella di una Internet degli affari dove ogni piccola idea si sarebbe dovuta trasformare in oro.

Per questo la decisone di Soru, quella di rinunciare a una fetta della torta pubblicitaria in cambio di un po’ di serietà non è solo una decisione intelligente e controcorrente (se la corrente è il piccolo e insignificante fare business del web italiano) ma anche necessaria.

Sdoganare i dialer è una metafora sufficientemente efficace dei tempi che corrono sulla rete italiana, della capacità visionaria di molti dei suoi investitori. Siamo, in fondo, tutti in attesa della transizione fra l’era del free e quella del fee. Ne parlano tutti gli analisti e qualcuno, a forza di sentirselo ripetere, ha finito perfino per crederci. Il free come è noto è crollato per un infinitesimale errore di valutazione sulla pubblicità online. Il fee invece, il cui crollo non è stato ancora ufficialmente avvistato, scivolerà forse sulla pochezza dei contenuti prezzabili online. E se escludiamo alcuni soggetti fortunati quali i fornitori di connettività, il business della rete si profila problematico per tutti, almeno fino a quando non tornerà un po’ di fiducia da parte degli investitori pubblicitari “seri”.

Nel frattempo godiamoci l’e-commerce alla Wanna Marchi dal quale chiunque fra i grandi soggetti della rete italiana abbia voglia di fare sul serio dovrebbe prendere le distanze, proprio come ha fatto nei giorni scorsi Tiscali. In attesa di questo ravvedimento, rallegriamoci delle analisi di esperti di business nelle cui menti la prossima ammiraglia Fiat potrebbe tranquillamente essere acquistata online con una lunga e costosa telefonata al mago Do Nascimento. Magari dal nostro figlio seienne all’insaputa di mamma e papà.

Massimo Mantellini

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

02 06 2002
Link copiato negli appunti