Controllare le criptovalute per fermare i ransomware: l'idea degli USA

Controllare Bitcoin per fermare i ransomware

Al vaglio la possibilità di regolamentare la circolazione delle criptovalute, così da impedire le transazioni conseguenti agli attacchi.
Al vaglio la possibilità di regolamentare la circolazione delle criptovalute, così da impedire le transazioni conseguenti agli attacchi.

Forse, la migliore sintesi di quanto sta accadendo (o per accadere) a Bitcoin e più in generale all’ambito delle criptovalute, è quella fornita da un funzionario della Homeland Security statunitense attraverso le pagine di Reuters: Si tratta di un mondo creato proprio per essere anonimo, ma a un certo punto bisogna cedere qualcosa per garantire che tutti siano al sicuro. Così si spiega la volontà, già più volte manifestata oltreoceano, di regolamentare la compravendita delle monete virtuali.

USA: la lotta ai ransomware passerà dalle crypto

L’articolo in cui è contenuta la dichiarazione fa esplicito riferimento all’esigenza di porre un freno all’azione dei ransomware, tipologia di minaccia informatica che più di altre nell’ultimo periodo ha messo in ginocchio sistemi e dati, in particolare nel territorio enterprise.

Secondo Reuters, autorità ed esponenti dell’industria sarebbero già al lavoro per definire un impianto normativo da applicare alla circolazione di Bitcoin e delle altre crypto. La speranza, così facendo, è quella di fermare o quantomeno frenare il flusso di fondi che in seguito agli attacchi, attraverso il pagamento dei riscatti, finisce sui conti delle gang criminali: quasi 350 milioni di dollari nel solo 2020.

In che modo ottenere i risultati sperati? Andrebbe anzitutto almeno in parte scalfito lo scudo dell’anonimato che protegge le transazioni, eliminando ciò che di fatto ha sempre costituito un valore aggiunto delle monete virtuali. Una delle ipotesi formulate lo prevede per gli importi di un certo peso, dai 10.000 dollari in su.

Tra le proposte al vaglio anche quella di estendere le normative know-your-customer agli exchange, così da impedire che le piattaforme possano essere impiegate per il riciclaggio di denaro sporco. Come? Imponendo la conformità a standard operativi più severi e l’ottenimento di specifiche autorizzazioni. La volontà andrebbe però a scontrarsi con la realtà dei fatti: buona parte di questi servizi basa l’attività al di fuori dei confini USA. Servirebbe dunque una cooperazione internazionale.

Si inserisce in quest’ottica anche la creazione di un gruppo interno al Dipartimento di Giustizia statunitense che si occuperà in modo specifico della lotta ai ransomware.

Fonte: Reuters
Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Link copiato negli appunti