Copyright, convertire è meglio che archiviare

L'industria della musica non può che giocare sui cavilli per mettere fuori gioco i servizi che trasformano lo streaming di YouTube in file mp3. Il convertitore YouTube-MP3 cede sull'archiviazione

Roma – Tutto quello che è stato caricato su YouTube può diventare musica: YouTube-MP3 è un servizio che si occupa di distillare file mp3 dai video postati su YouTube, affinché gli utenti possano godere del brano senza doversi sorbire le immagini che lo accompagnano, l’advertising e l’interfaccia del servizio di sharing. Già nel mirino di YouTube per la violazione delle condizioni d’uso delle API, si è ora scontrato con l’industria del disco tedesca, che lo ha chiamato in causa per una motivazione diversa.

YouTube-MP3, a differenza di altri servizi che avevano ceduto alle pressioni di Google, aveva semplicemente ignorato le rimostranze del Tubo : ha continuato ad operare indisturbato, nonostante YouTube gli avesse notificato la violazione delle condizioni d’uso , che proibiscono di sfruttarne le API per “isolare o separare le componenti audio e video”. Ha operato indisturbato, finché l’industria della musica non ha riscontrato nel funzionamento del servizio un solido appiglio per la denuncia: YouTube-MP3 non si limita ad estrarre dai video i file mp3, ma conserva un archivio dei file già estratti , costruendo in questo modo un catalogo di musica in continuo aggiornamento.

Tre etichette tedesche rappresentate dal gruppo BVMI hanno dunque trascinato il servizio di fronte al tribunale distrettuale di Amburgo. Pur accettando il ripping istantaneo, paragonandolo ad un comportamento innocente quale la registrazione dalla radio operata sulle vecchie cassette, la distribuzione senza licenza dei brani già convertiti e archiviati a favore degli utenti sarebbe intollerabile.

YouTube-MP3 sembra aver compreso che l’archiviazione dei brani per agevolarne la distribuzione sarebbe stata una pratica indifendibile, chiaramente in violazione della legge. Per questo motivo si è già accordata con i detentori dei diritti: il sito resta online e resta operativo il servizio di ripping, ma si rinuncerà allo stoccaggio dei file già convertiti .

Le etichette si sono viste rimborsare le spese legali, ma non hanno ottenuto altro. I detentori dei diritti sono consapevoli del fatto che la pratica della distillazione dello streaming sfugge alle leggi esistenti che tutelano il diritto d’autore: “la definizione del concetto di copia privata – denuncia BVMI – incoraggia questo giocare al gatto col topo sul concetto di streamripping, perciò un chiarimento a livello legislativo è necessario”.

La stessa YouTube non aveva potuto che fare leva sulle condizioni d’uso delle API nel rivolgersi a YouTube-MP3 per tentare di interrompere le sue attività e di preservare le proprie preziose visualizzazioni e la simpatia delle etichette con cui collabora. YouTube non era riuscita nell’impresa, ma ha certo trovato una conferma delle potenzialità che detiene in ambito musicale. Proprio in queste ore tornano ad affacciarsi le indiscrezioni secondo cui YouTube abbia pronto un servizio di streaming a pagamento : una offerta che, se opportunamente declinata, potrebbe soddisfare i palati degli amanti della musica che finora si sono rivolti a soluzioni come YouTube-MP3.

Gaia Bottà

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  • ... scrive:
    1 euro
    ... ogni 1000 visualizzazioni... ridicolo. Mi piacerebbe sapere con quelle 1000 visualizzazioni quanto guadagna YT.Non metto in dubbio che YT non debba guadagnare, ma come sempre, chi non produce guadagna e chi produce ha gli spiccioli. Come per la musica per la musica... Questi sono i cancri della società. Se i guadagni fossero giusti, ci starei pure, ma così è solo la solita truffa delle solite lobby di cui YT fa parte.
    • Robertino scrive:
      Re: 1 euro

      ... ogni 1000 visualizzazioni... ridicolo. Mi
      piacerebbe sapere con quelle 1000 visualizzazioni
      quanto guadagna
      YT.
      Non metto in dubbio che YT non debba guadagnare,
      ma come sempre, chi non produce guadagna e chi
      produce ha gli spiccioli. Considerazione generale: in un'economia non pianificata non lo decide l'utente ... quanto debba guadagnare Youtube, come non decide quanto debba guadagnare un top manager o un calciatore di serie A. Lo decide questa impalpabile e astratta entità chiamata <B
      mercato </B
      . Per fortuna si può scegliere, e se il mercato proprio ti fa schifo ci sono Cuba e la Corea del Nord per trasferirsi. Considerazione del caso: Youtube è nata nel 2005, e già un anno e mezzo dopo era sommersa di cause milionarie per i diritti dei film e della musica caricata. I tre fondatori furono costretti a malincuore a venderla a Google Inc.. E Google Inc., per tappare le falle della violazione dei diritti attraverso Content ID, e per cercare accordi con le varie case di produzione cinematografiche e discografiche, ha dovuto investire un bel po' di soldini...Nelle economie non pianificate funziona così, detto terra-terra: chi più investe ha maggiori possibilità di ricavi, in seguito. E vista dal lato dei produttori di contenuto: non esiste solo Youtube. Se le condizioni a loro non andavano bene, potevano chiedere a Dailymotion o a Metacafe. Si chiama concorrenza, un'altra cosa che dovrebbe essere garantita nell'economia non pianificata (purtroppo non sempre lo è).
      • ... scrive:
        Re: 1 euro
        Hai ragione. Resta il fatto che Youtube è in posizione largamente dominante e gli investimenti iniziali li starà velocemente recuperando. Google Inc. con YT vive sulle passioni delle persone, che anche se per pochi spiccioli dedicano tempo e denaro alle cose di cui sono appassionati. Questo è oltre che poco leale, è anche poco etico... ma so che quando si parla di soldi, l'etica non esiste.
        • Robertino scrive:
          Re: 1 euro

          Hai ragione. Resta il fatto che Youtube è in
          posizione largamente dominante e gli investimenti
          iniziali li starà velocemente recuperando. Si tratta di avere il coraggio di scelte a volte spericolate. Tu avresti mai investito per acquistare (a prezzo pieno) un'impresa che era notoriamente denunciata da metà delle multinazionali dell'audio-video? Io no! :)E nota che Google il suo sito lo aveva già, cioè Google video: da un punto di vista imprenditoriale gli conveniva di più lasciar fallire Youtube che acquisirla. Hanno avuto fiuto, e hanno fatto la scelta vincente.Ci sono migliaia di scelte perdenti ogni giorno, che finiscono con il fallimento o la bancarotta semplice. Ma di quelle raramente si occupano i giornali, e Punto Informatico. :( Fanno più notizia i successi.
          Google
          Inc. con YT vive sulle passioni delle persone,
          che anche se per pochi spiccioli dedicano tempo e
          denaro alle cose di cui sono appassionati. Questo
          è oltre che poco leale, è anche poco etico... ma
          so che quando si parla di soldi, l'etica non
          esiste.No, non esiste nemmeno nelle altre cose. Mai fare appello all'etica delle persone, si prendono solo calci nei denti.Però è giusto che si faccia finta che esista: è un aspetto della civiltà da apprezzare, è un minimo comun denominatore per le diverse popolazioni.
          • panda rossa scrive:
            Re: 1 euro
            - Scritto da: Robertino
            Ci sono migliaia di scelte perdenti ogni giorno,
            che finiscono con il fallimento o la bancarotta
            semplice. Ma di quelle raramente si occupano i
            giornali, e Punto Informatico. Non e' vero.Ogni tanto si legge di una videoteca che fallisce. Anche su PI.E sono notizie molto ben apprezzate: chi e' religioso addirittura vede in questi fatti una prova dell'esistenza di Dio.
          • Robertino scrive:
            Re: 1 euro


            Ci sono migliaia di scelte perdenti ogni
            giorno,

            che finiscono con il fallimento o la
            bancarotta

            semplice. Ma di quelle raramente si occupano
            i

            giornali, e Punto Informatico.

            Non e' vero.
            Ogni tanto si legge di una videoteca che
            fallisce. Anche su
            PI.
            E sono notizie molto ben apprezzate: chi e'
            religioso addirittura vede in questi fatti una
            prova dell'esistenza di
            Dio.Ma falliscono, o semplicemente cessano l'attività, e si mettono a fare altro? Sono due cose diverse.Ad esempio, il titolare di questo negozio a Gradisca d'Isonzo, banalmente, è andato in pensione:http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/10/13/news/gradisca-cinefili-orfani-chiude-l-ultima-videoteca-1.1592610Particolare di cronaca: "meritano una menzione le cause in Tribunale per i film non restituiti: una decina i casi, tutti vinti da Video7. A qualche cliente smemorato lo scherzo è costato fino a 2mila euro".Attenzione a non dimenticare i DVD di Video7, quindi.
          • panda rossa scrive:
            Re: 1 euro
            - Scritto da: Robertino


            Ci sono migliaia di scelte perdenti ogni

            giorno,


            che finiscono con il fallimento o la

            bancarotta


            semplice. Ma di quelle raramente si
            occupano

            i


            giornali, e Punto Informatico.



            Non e' vero.

            Ogni tanto si legge di una videoteca che

            fallisce. Anche su

            PI.

            E sono notizie molto ben apprezzate: chi e'

            religioso addirittura vede in questi fatti
            una

            prova dell'esistenza di

            Dio.

            Ma falliscono, o semplicemente cessano
            l'attività, e si mettono a fare altro? Sono due
            cose
            diverse.
            Ad esempio, il titolare di questo negozio a
            Gradisca d'Isonzo, banalmente, è andato in
            pensione:

            http://messaggeroveneto.gelocal.it/cronaca/2011/10

            Particolare di cronaca: "meritano una menzione le
            cause in Tribunale per i film non restituiti: una
            decina i casi, tutti vinti da Video7. A qualche
            cliente smemorato lo scherzo è costato fino a
            2mila euro".Altro buon motivo per non rivolgersi piu' a simili individui.Se il cliente avesse scaricato il film, e lo avessero beccato, avrebbe pagato di meno.
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