Costituzione, allo Stato tutte le competenze informatiche

Non solo la gestione dei dati della Pubblica Amministrazione: anche i processi e le infrastrutture diventano di competenza esclusiva dello Stato. L'emendamento Quintarelli approvato all'unanimità alla Camera
Non solo la gestione dei dati della Pubblica Amministrazione: anche i processi e le infrastrutture diventano di competenza esclusiva dello Stato. L'emendamento Quintarelli approvato all'unanimità alla Camera

La Camera ha approvato un emendamento alla Costituzione con il quale si assegnano tutte le competenze informatiche allo Stato.

Per farlo esso non interviene sull’ art. 21 e sulla libertà di espressione, ma sulla ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni, l’ articolo 117 : esso affidava allo Stato il coordinamento informatico dei dati della PA, mentre con il nuovo intervento tale competenza esclusiva viene estesa ai processi e alle infrastrutture.
Il che significa , secondo l’interpretazione degli autori, di chi l’ha votato ed ora degli osservatori, avere una legislazione nazionale onnicomprensiva sull’informatica italiana.

Il primo ad essere tanto soddisfatto quanto sorpreso è uno dei suoi relatori, insieme a Paolo Coppola: Stefano Quintarelli (Scelta Civica).


L’emendamento, infatti, sembrava partire già sconfitto: tutti i membri della Commissione incaricata del suo esame avevano avuto qualche appunto da sollevare e la discussione che ne era seguita non era stata affatto scontata, tanto da spingere Quintarelli ad annunciarne il ritiro per non rischiare di vedere l’emendamento prematuramente accantonato. Una strategia che si è dimostrata vincente: l’emendamento è stato poi abbracciato da Antonio Palmieri (Forza Italia), si è aperta la strada al dibattito e si è permesso al Governo di cambiare idea. In sede di votazione l’approvazione è stata unanime, presumibile riscontro offerto da un’aula finalmente resa consapevole dell’importanza della questione.

“La lettera r) del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, che prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico solamente dei dati – ha spiegato Quintarelli in Aula prima di ritirare l’emendamento e prima che fosse rimesso in gioco – nasce in un’epoca di fatto pre-Internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Oggi, nel secolo della Rete, limitare il coordinamento informatico ai soli dati è come accordarsi su dimensione del pallone e del campo, ma non su come funzionano rimessa laterale e fuorigioco”. “Sono convinto – chiosava Quintarelli – che, in un’epoca in cui Internet rende il mondo un punto, rinunciare al coordinamento informatico equivalga a rinunciare a una leva importante per l’efficacia della macchina amministrativa, anche in termini di riduzione di duplicazioni, sprechi e inefficienze, a beneficio di cittadini e imprese”.

Come spiega il prof. Oreste Pollicino dell’Università Bocconi, si tratta di un emendamento di grande visione: “Se interpretata, quale parametro costituzionale rilevante, in modo evolutivo dalla Corte costituzionale quando dovrà valutare la legittimità di tutta una serie di legislazioni che, già oggi, si scontrano con esso, potrebbe avere effetti davvero rigeneranti ed inaspettati con riguardo all’attenuazione dell’obsoloscenza tecnologica del nostro sistema giuridico”.

Claudio Tamburrino

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