Un gruppo di chimici svizzeri alla fine degli anni ’90 aveva sviluppato un ingrediente per le creme solari capace di bloccare le radiazioni solari più difficili e pericolose. Questa novità è stata approvata all’uso dall’Unione Europea nel 2000 e poco dopo anche in Asia, Australia e Canada. Tuttavia, negli Stati Uniti non è ancora stato inserito perché fino a ora non era approvato dalla FDA.
Per gli americani il bemotrizinolo sarà una novità, ma per noi europei è diffuso da decenni. La grande differenza è che, se per l’Unione Europea le creme solari sono considerate come cosmetici da banco, negli Stati Uniti sono considerate farmaci da banco. Ecco perché ci sono voluti molti anni prima che questo ingrediente venisse approvato. In pratica, una differenza di normative sostanziale.
La dottoressa Zakia Rahman , professoressa clinica di dermatologia e direttrice della clinica di medicina estetica e laserterapia presso la Stanford Medicine, ha affermato: “Il bemotrizinolo rappresenta un enorme passo avanti rispetto a molti altri prodotti che abbiamo avuto finora. Non voglio usare il termine ‘battaglia’, ma di certo si è trattato di uno sforzo durato oltre 20 anni per riuscire a integrare filtri ultravioletti di qualità superiore nelle nostre creme solari“.
È preoccupante che la FDA ci abbia messo così tanto tempo per approvare il bemotrizinolo nelle creme solari?
Gli esperti della Stanford Medicine hanno chiarito che non deve preoccupare gli americani il fatto che la FDA abbia impiegato così tanto tempo per approvare il bemotrizinolo nelle creme solari. La Rahman ha precisato: “Abbiamo aspettato a lungo per avere una nuova opzione di protezione solare con una migliore protezione dai raggi UVA. Il lato positivo è che, grazie al processo di test, i consumatori godono di una maggiore protezione“.
“Il bemotrizinolo è un farmaco collaudato e la sua approvazione da parte della FDA è un’ottima notizia per i consumatori“, ha aggiunto la dottoressa Susan Swetter , professoressa titolare della cattedra Mosbacher di Dermatologia e co-direttrice dei programmi di Melanoma e Oncologia Cutanea presso la Stanford Medicine e lo Stanford Cancer Institute.