Criptovalute, si indaga sugli Exchange

Una indagine sui principali Exchange USA ha dimostrato come sussistano pochi standard e poche regole: le criptovalute possono essere manipolate.

Criptovalute, si indaga sugli Exchange

Il mercato delle criptovalute è sicuro, oppure vulnerabile ad eventuali manipolazioni? Il  New York State Office of the Attorney General (OAG) ha cercato di dare una risposta a questo quesito indagando all’interno del mondo degli Exchange, laddove scorrono i maggiori flussi di scambio, per capire se il sistema possa essere plasmato all’occorrenza per interessi privati e senza tutele di correttezza e trasparenza nei confronti degli investitori.

L’indagine evidenzia grosse criticità e la sua importanza sta proprio in questo tipo di analisi: scoperchiando i processi di scambio e rendendo trasparenti le pareti degli Exchange può aumentare la consapevolezza degli investitori nei confronti delle criptovalute, migliorando così il rapporto tra gli stessi e gli alti e bassi delle valutazioni. Anche le istituzioni possono dare il proprio contributo per fare delle criptovalute (Bitcoin, Ethereum e altre) una realtà più solida e l’analisi OAG va esattamente in questa direzione.

Virtual Markets Integrity Initiative

La Virtual Markets Integrity Initiative (pdf) altro non è se non l’aggregazione dei risultati provenienti da un sondaggio svolto dalle autorità di NY tra i maggiori exchange attivi negli Stati Uniti. L’idea di fondo è quella di far chiarezza sulle attività degli Exchange, affinché gli investitori possano conoscerne non soltanto i limiti, ma anche la capacità eventuale di manipolare gli scambi ed il prezzo delle criptovalute.

L’indagine sottolinea come le criptvalute valgano oggi oltre 100 miliardi di dollari, siano oltre 1800 a livello globale e tutto ciò passa per intermediari che più di una volta hanno subito attacchi informatici (con gravi perdite per gli investitori) e blackout (il che, occludendo alla possibilità di fare trading all’interno di un mercato estremamente volatile, implica potenziali gravi perdite). Di fronte ad un orizzonte tanto complesso, alcuni Exchange hanno compiuto significativi passi avanti in termini di sicurezza, trasparenza e affidabilità; altri non hanno investito altrettanto, e le indagini puntano a far emergere tali punti di debolezza per favorire una selezione naturale tra attori “buoni” del mercato e attori meno proattivi nella ricerca delle necessarie garanzie.

Sono stati 13 i questionari inviati: 9 Exchange hanno risposto alle richieste dell’OAG (Bitfinex, bitFlyer USA, Inc., Bitstamp, Ltd., Bittrex, Inc., Coinbase, Inc., Gemini Trust Company, itBit, Poloniex e Tidex), mentre 4 hanno declinato l’invito (Bilance Limited, Gate.io, Huobi Global Limited e Kraken.

Tra le principali conclusioni a cui è giunta l’OAG emerge il fatto che molti exchange operino pesantemente sugli scambi tramite la propria stessa piattaforma. Ciò non fa altro che gonfiare i volumi, nascondendo agli investitori un pericolo potenziale: quando un Exchange decidesse improvvisamente di interrompere le proprie stesse operazioni, il volume degli scambi si abbasserebbe notevolmente riducendo l’appetibilità delle criptovalute veicolate. Per Coinbase, ad esempio, tale volume equivale al 20% del totale.

L’indagine ha fatto inoltre emergere come pochi Exchange impongano l’autenticazione a due fattori sugli account abilitati, mentre frequente è la collaborazione con hacker per la ricerca di possibili problemi di sicurezza. Maggiori dubbi insistono invece sul problema delle assicurazioni, poiché non esistono standard di mercato e non è facile confrontare la capacità dei singoli Exchange di coprire eventuali perdite dovute ad attacchi informatici o altre problematiche tali da determinare perdite di denaro per gli utenti.

Il report ha dunque evidenziato non soltanto diffuse criticità tra gli Exchange che hanno risposto al questionario (per gli altri si apriranno presumibilmente ulteriori approfondimenti, partendo da una serie di attività illecite svolte senza le necessarie autorizzazioni), ma ha soprattutto sottolineato l’assenza di standard minimi di sicurezza a cui tutti possano fare riferimento. L’assenza di standard e di benchmark è segno di una scarsa consapevolezza relativamente ai comportamenti che i singoli Exchange tengono in varie situazioni nei confronti degli utenti.

Le istituzioni, insomma, intendono prendere a braccetto il mondo delle criptovalute per accompagnarle in questo percorso di avvicinamento verso maggiori volumi di scambio: tanto i grandi quanto i piccoli investitori hanno bisogno di sicurezze. E se le criptovalute vogliono le grandi piazze di scambio, necessitano in modo inderogabile di standard, regole e certificazioni.

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