Criptovalute e tasse: la situazione in Italia

Criptovalute e tasse: la situazione in Italia

La febbre delle criptovalute sta infervorando anche in Italia. E molti si chiedono quali siano le tasse da pagare nel nostro paese
La febbre delle criptovalute sta infervorando anche in Italia. E molti si chiedono quali siano le tasse da pagare nel nostro paese

La febbre delle criptovalute sta infervorando anche in Italia. Ma molti si chiedono quali sono le tasse da pagare in Italia sugli investimenti delle criptovalute.

In effetti, la domanda è più che lecita. Anche perché in uno Stato come l’Italia, ad alto tasso di contribuzione, l’occasione di tassare anche gli asset digitali è più che lecita.

Detto ciò, vediamo quali sono le tasse in Italia sulle criptovalute.

Il quadro generale tra gli Stati

Occorre distinguere tra le normative che si applicano alle persone fisiche (i cittadini), e quelle che invece si applicano alle persone giuridiche (aziende, enti, associazioni, organizzazioni, eccetera).

Per quanto concerne le persone giuridiche, vanno registrate a bilancio come attività, ed ogni anno andrebbe ricalcolato il loro valore di mercato al momento di chiusura dell’anno fiscale. Questo trattamento fa sì che le criptovalute vengano di fatto trattate come un qualsiasi altro asset di valore registrato a bilancio su cui pagare le imposte.

Non sono previste quindi particolari disposizioni, né particolari problematiche, tranne in quei paesi in cui specifiche leggi ne regolamentano l’utilizzo.

Per le persone fisiche invece la tassazione segue norme più complesse. Occorre prendere in considerazione l’eventuale tassazione sulle transazioni, e quella sulle eventuali plusvalenze.

Sono rari i casi in cui vengono applicate tasse sulle transazioni. Invece, nella maggior parte dei casi sono tassate le eventuali plusvalenze. Ma c’è un’altra cosa da aggiungere: la tassazione sulle plusvalenze si applica solo quando vi sono plusvalenze dovute a cessioni, ed in genere ha un aliquota fissa. In alcuni Stati è anche possibile dedurre dalle plusvalenze le eventuali minusvalenze in modo da ridurre l’imponibile tassabile.

Per i privati cittadini solitamente esiste una soglia di possesso sotto la quale non si applicano imposte nemmeno in caso di plusvalenze. Inoltre, in molti Stati bisogna dichiarare il possesso delle criptovalute al fisco anche in caso di assenza di plusvalenze.

In molti casi per i privati cittadini si paga solo un’aliquota fissa sulle eventuali plusvalenze da cessione, ma anche in questi casi è necessario perlomeno verificare quale sia l’aliquota, e quale l’eventuale soglia di possesso sotto la quale l’imposizione delle tasse non scatta. 

Tasse sulle criptovalute in Italia

Veniamo al nostro paese. La situazione, come sovente accade, non è proprio chiarissima, anche perché parliamo di una materia relativamente nuova.

Secondo il Fisco si dovranno pagare imposte sulla giacenza media di criptovalute, detenute in uno o più wallet, solo quando supera i 51.645,69 euro per 7 giorni consecutivi. Ad essere tassate saranno sempre le plusvalenze, con un tasso del 26%.

Per esempio, se acquistiamo Bitcoin per 50mila euro e li rivendiamo a 70mila, pagheremo il 26% sulla plusvalenza ricavata: ossia 20mila euro.

Attualmente nessun detentore di criptovalute è tenuto a pagare l’IVAFE (imposta di bollo per gli investimenti e le attività finanziarie all’estero).

Consigliamo comunque sempre di ascoltare un consulente fiscale o il proprio commercialista.

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Pubblicato il 1 mar 2022
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