Crisanti: il problema non è Immuni, ma i tamponi

Il dott. Andrea Crisanti spiega che Immuni potrebbe essere molto più utile se circondato da un sistema di tracciamento adeguato e su numeri inferiori.
Il dott. Andrea Crisanti spiega che Immuni potrebbe essere molto più utile se circondato da un sistema di tracciamento adeguato e su numeri inferiori.
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Andrea Crisanti aveva esplicitato la propria ricetta fin dall’inizio: l’unico modo per arginare la pandemia è la capacità massiva di sorveglianza sul virus, applicando un quantitativo ingente di tamponi per riuscire a porre barriere laddove il contagio dilaga. A distanza di mesi la sua opinione rimane la medesima ed è peraltro alla base della ricetta che sta ora consentendo ai paesi orientali di frenare la pandemia: tamponi a tappeto ovunque possano manifestarsi casi, così da frenare l’avanzata dei contagi. Ma in questo contesto Immuni avrebbe potuto essere maggiormente utile?

Crisanti: il ruolo di Immuni

Secondo quanto spiegato da Crisanti ai microfoni ADNkronos, Immuni è semplicemente uno dei tasselli: né quello centrale, né l’ultima ruota del carro, ma un’arma aggiuntiva che avremmo dovuto sfruttare meglio.

Immuni è uno strumento, se funzionasse bene oggi avremmo 200.000 notifiche per i 20.000 casi. Nessun paese al mondo è in grado di gestire notifiche. Dobbiamo avere Immuni, un sistema di tracciamento, un potenziamento dei tamponi. In un contesto simile, anche Immuni funzionerebbe.

Il contact tracing tramite app, insomma, è qualcosa con alte potenzialità, ma va circondato da un adeguato sistema di tamponi che consentano di rendere efficaci le notifiche. Un corretto fact checking ci impone tuttavia di notare come il dato espresso dal dott. Crisanti vada rettificato – o almeno analizzato. Stando alle medie attuali, infatti, ogni utente positivo su Immuni porta a maturare circa 20 notifiche. Ciò significa che per 20 mila casi, le notifiche sarebbero 400.000. Al tempo stesso, dato l’elevato numero di contagi in famiglia, è pur vero che molte di queste notifiche sarebbero ridondanti e andrebbero escluse da una seria valutazione di impatto. Insomma: non è chiaro quante potrebbero essere le “vere” notifiche inviate e la valutazione di Crisanti potrebbe dunque anche essere ponderata e corretta: non abbiamo gli strumenti statistici per poterlo verificare.

Resta il concetto: Immuni è parte (né vertice, né anima) di un sistema di contact tracing che può reggere solo piccole onde d’urto e non ondate massive di contagi. Occorre pertanto aumentare le risorse a disposizione del contact tracing locale, va aumentato (come è ormai da qualche settimana) il numero dei tamponi, occorre rendere più efficiente l’inseguimento della pandemia. La severità delle regole ed eventuali chiusure localizzate potrebbero calmierare la curva epidemiologica e consentirci di trascinare la situazione fino all’arrivo dei vaccini.

Crisanti è stato più volte severo con Immuni, chiedendo che potesse anche abbassare la tutela della privacy così da offrire più dati alla sanità per poter agire in modo più mirato ed efficace. Ma si tratta di una bocciatura non per inefficacia, quanto perché in presenza di un contesto più maturo si potrebbe meglio dar fondo alle potenzialità dell’app.

Nel frattempo non sono disponibili dati aggiornati su download e notifiche perché, dopo giorni di update quotidiani, ora i conteggi ufficiali risultano fermi ormai dal 22 ottobre. Dovrebbe mancare ormai quota a sfondare quota 10 milioni di download, qualunque cosa possa significare il dato (di per sé privo di utilità, ma utile almeno ad indicare l’interesse relativo degli italiani per questo strumento di collaborazione).

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27 10 2020
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