Crittografia, cracker vs cracker

Un gruppo di ex-cracker sostiene di aver sviluppato un algoritmo inviolabile. Per fare ciò si sarebbe ispirato al funzionamento dei virus polimorfici, vermicelli in grado di criptare il proprio codice. Cracker contro cracker?


Nottingham (Gran Bretagna) – Forse ci vogliono dei cracker per sviluppare una crittografia a prova di cracker, o almeno questo è quello che pensano i ragazzi della BitArts, un’azienda inglese fondata da un gruppo di ex cracker di software.

Il gruppo di “nerd” afferma infatti di aver sviluppato una tecnologia di cifratura dei dati in grado di resistere a qualunque tipo di attacco. Il sistema di codifica funzionerebbe in modo “polimorfico”, ossia mutando i dati al volo mentre questi si trovano nella memoria del PC.

Secondo John Safa, CTO di BitArts, le tecniche polimorfiche da loro utilizzate farebbero sì che a cambiare, in memoria, sarebbero gli stessi componenti del programma utilizzato per codificare e decodificare i dati, un fattore che renderebbe impossibile disassemblare il codice in memoria e capire come esso funziona.

Safa sostiene che l’idea è venuta loro osservando il funzionamento dei virus cosiddetti “polimorfici”, in grado di mutare la loro apparenza codificando il loro codice ogni volta che vengono eseguiti.

Quelli di BitArts sostengono che al momento il loro algoritmo crittografico ha resistito anche a tutti gli attacchi di forza bruta a cui è stato sottoposto da parte della comunità cracker. Nonostante questo, e nonostante la piccola start-up affermi “l’infrangibilità” della loro tecnica, Safa ammette che non esiste al mondo un sistema crittografico davvero sicuro e che anche il “suo” algoritmo, mediante la forza bruta, può essere cracckato per mezzo di un computer potentissimo: ma a loro avviso questa possibilità è ancora molto lontana.

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