Data center nello spazio, Elon Musk fa dannatamente sul serio

Data center nello spazio, Elon Musk fa dannatamente sul serio

Non è uno scherzo, Elon Musk punta davvero ai data center orbitali. Il progetto potrebbe diventare realtà entro il 2030.
Data center nello spazio, Elon Musk fa dannatamente sul serio
Non è uno scherzo, Elon Musk punta davvero ai data center orbitali. Il progetto potrebbe diventare realtà entro il 2030.

Quando la scorsa settimana SpaceX ha presentato alla Federal Communications Commission i documenti per lanciare un milione di satelliti destinati a data center orbitali, la reazione più ragionevole sarebbe stata ridere. Sembrava l’ennesima idea strampalata di chi ha troppi soldi e troppo tempo libero. Invece no, sette giorni dopo è diventato chiaro che Musk fa proprio sul serio.

Data center nello spazio: il folle piano di Musk diventa realtà

Lunedì è arrivata la mossa che cambia le carte in tavola: la fusione formale tra SpaceX e xAI. Le imprese spaziali e quelle di intelligenza artificiale di Musk sono ora ufficialmente sposate, in un matrimonio d’interesse che improvvisamente rende molto meno folle l’idea di mandare GPU a orbitare sopra le nostre teste. Se si costruiscono razzi e nello stesso tempo sistemi AI, perché non combinare le due cose e spostare il problema energetico dove il sole non tramonta mai?

Mercoledì la FCC ha accettato la richiesta di Musk di lanciare fino a un massimo un milione di satelliti per data center orbitali a energia solare, e ha fissato un calendario per la consultazione pubblica. Normalmente sarebbe un passaggio tecnico, la classica formalità burocratica che nessuno nota. Ma il presidente della FCC, Brendan Carr, ha fatto qualcosa di insolito, ha pubblicato il documento direttamente su X, presentandolo come se fosse una notizia da celebrare.

Carr non è famoso per la sua imparzialità, durante il suo mandato si è distinto per premiare gli alleati di Trump e rendere la vita difficile ai suoi nemici. E finché Musk rimane nel club dei favoriti dell’ex (e forse futuro) presidente, la proposta probabilmente scivolerà attraverso il sistema normativo. Non è cinismo.

La fisica secondo Musk (con qualche buco logico)

Nel frattempo Musk ha iniziato il tour promozionale del suo sogno spaziale. In un episodio del podcast “Cheeky Pint” condotto da Patrick Collison, co-fondatore di Stripe, con la partecipazione di Dwarkesh Patel, ha esposto la teoria economica dietro i data center orbitali. Il ragionamento non fa una piega, i pannelli solari nello spazio producono circa cinque volte più energia rispetto alla Terra, perché lassù non ci sono nuvole, atmosfera o quella seccatura chiamata notte.

Musk ha dichiarato che: Ogni singolo pannello solare darà circa cinque volte più energia nello spazio rispetto che a terra, quindi è effettivamente molto più economico farlo nello spazio.

Ma c’è un piccolo particolare che Musk non ha considerato. Sì, i pannelli solari rendono di più nello spazio. Ma l’energia non è l’unico costo di gestione di un data center, e i pannelli solari non sono l’unico modo per alimentarli. Quindi il fatto che i pannelli funzionino meglio in orbita non implica automaticamente che l’intera operazione sia più economica lassù. Patel l’ha fatto notare durante il podcast.

E poi c’è la questione della manutenzione. Cosa succede quando una GPU si guasta durante l’addestramento di un modello AI? Sulla Terra si manda un tecnico e via. Nello spazio… beh, per questo si dovrebbe ascoltare l’episodio completo, perché la risposta di Musk merita di essere sentita nella sua interezza.

Il 2028: l’anno della svolta, forse

Musk non si è lasciato scoraggiare da dettagli così prosaici, e ha indicato il 2028 come l’anno della svolta. Segnatevi le mie parole: tra 36 mesi, ma anche meno, il luogo economicamente più vantaggioso dove collocare l’AI sarà lo spazio. ha proclamato con la convinzione di un profeta. E ha aggiunto: Tra cinque anni, la mia previsione è che ogni anno lanceremo e opereremo nello spazio più AI della capacità totale accumulata sulla Terra.

Una dichiarazione che, se si avverasse, sarebbe uno dei cambiamenti più radicali nella storia dell’informatica moderna. Oppure entrerebbe nella hall of fame delle promesse muskiane non mantenute, insieme alle colonie marziane del 2024

Musk ha dalla sua parte la capacità di rendere reale l’impossibile, come dimostrano i razzi riutilizzabili che atterrano in verticale come nei film di fantascienza degli anni Cinquanta. Ma tende anche a promettere tempistiche che poi slittano di anni, se non decenni.

La verità probabilmente sta nel mezzo, forse vedremo qualche prototipo di server AI orbitale ben prima del 2030, ma l’idea di sostituire la maggior parte dell’infrastruttura terrestre con satelliti rimane, per ora, più una visione che un piano operativo.

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

Pubblicato il
6 feb 2026
Link copiato negli appunti