La Data Protection Commission (DPC) dell’Irlanda ha avviato un’indagine nei confronti di X per la presunta violazione della privacy con Grok. L’autorità valuterà se l’azienda di Elon Musk ha rispettato il GDPR (Regolamento europeo sulla protezione dei dati) con la generazione di immagini sessuali non consensuali di persone reali. Simili procedimenti sono stati avviati dalla Commissione europea, in Francia e nel Regno Unito (Ofcom e ICO).
Ennesima indagine per X
La Data Protection Commission è l’autorità “capofila”, ovvero quella che dovrebbe avviare indagini sulle aziende statunitensi che hanno sede europea in Irlanda. Come ha evidenziato più volte l’avvocato Max Schrems (fondatore dell’organizzazione noyb), la DPC ha spesso un occhio di riguardo verso le Big Tech, quindi i procedimenti sono piuttosto lenti o terminano con sanzioni esigue.
Anche stavolta è arrivata con discutibile ritardo. Diversi paesi europei hanno avviato indagini autonome dopo la pubblicazione su X di milioni di immagini sessuali generate da Grok (molte di bambini e donne). L’avvio del procedimento è stato comunicato alla sede irlandese di X il 16 febbraio.
L’indagine riguarda l’apparente creazione e pubblicazione sulla piattaforma X di immagini intime e/o sessualizzate potenzialmente dannose e non consensuali, contenenti o altrimenti implicanti il trattamento di dati personali di soggetti interessati UE/SEE, compresi i bambini, utilizzando le funzionalità di intelligenza artificiale generativa associate al modello linguistico Grok all’interno della piattaforma X.
L’aggettivo “apparente” sembra fuori luogo, considerato che non c’è nessun dubbio sulla generazione e diffusione dei deepfake sessuali. Il Vice Commissario Graham Doyle ha dichiarato:
La DPC ha avviato un dialogo con X da quando, alcune settimane fa, sono emerse le prime notizie sui media riguardanti la presunta capacità degli utenti X di indurre l’account @Grok su X a generare immagini sessualizzate di persone reali, compresi bambini. In qualità di autorità di controllo principale per X nell’UE/SEE, la DPC ha avviato un’indagine su larga scala che esaminerà la conformità di X ad alcuni dei suoi obblighi fondamentali ai sensi del GDPR in relazione alle questioni in oggetto.
Non viene indicata una scadenza per il procedimento. La speranza è che non duri anni, come accaduto per altre violazioni della privacy.