DeepSeek crea l'agente che programma e avvisa solo se serve

DeepSeek crea l'agente che programma e avvisa solo se serve

DeepSeek presenta un agente di programmazione che lavora in autonomia, risponde con pull request e coinvolge gli sviluppatori solo per decidere.
DeepSeek crea l'agente che programma e avvisa solo se serve
DeepSeek presenta un agente di programmazione che lavora in autonomia, risponde con pull request e coinvolge gli sviluppatori solo per decidere.

Secondo le osservazioni del team Harness di DeepSeek, difficilmente una persona segue più di tre-cinque sessioni attive nello stesso momento. Oltre quella soglia il cervello va in tilt. Il Super-agent nasce per questo: nasconde tutte le sessioni dietro un unico interlocutore. Gli sviluppatori gli scrivono nella chat di lavoro o su GitHub, e intervengono solo per decidere o dare l’ok a un risultato. Il resto del tempo l’agente lavora zitto.

Il Super-agent di DeepSeek, si scrive in chat e si riceve una pull request

Il Super-agent si installa dentro Harness, l’ambiente per agenti che DeepSeek distribuisce in open source con licenza MIT. L’obiettivo è dare filo da torcere a Claude Code e agli altri assistenti di programmazione americani. L’azienda, tra l’altro, non è senza risorse. Nell’ultimo round ha raccolto circa 100 miliardi di yuan, cioè 15 miliardi di dollari, con la Borsa all’orizzonte.

Il funzionamento è semplice. Si collega l’agente a un repository GitHub e, volendo, a Feishu, la chat aziendale di ByteDance. Poi aspetta che un membro autorizzato del team gli affidi un compito. Lui apre una sessione a parte, ci lavora e risponde nella conversazione da cui è partita la richiesta, per esempio con una pull request. Un pannello web mostra agli sviluppatori i dossier che richiedono davvero un loro intervento.

Nel manuale del prototipo, il team Harness scrive che l’agente deve mobilitare il meno possibile l’attenzione umana e portare il massimo valore possibile. Un’ambizione quasi monastica. Infatti agisce solo su richiesta, oppure quando una regola scritta dal team gli dà il permesso. Parla soltanto se qualcuno deve fare qualcosa o può sfruttare il suo risultato. E ogni risposta in chat è tagliata a 100 parole, quindi niente poemi.

Dentro DeepSeek, gli ingegneri gli hanno lasciato una libertà in più: legge le discussioni di gruppo e riproduce in background ogni problema segnalato, anche se nessuno gliel’ha chiesto. Se trova una soluzione semplice, propone la correzione. Se no, tace e sta al posto suo.

Come funziona

Il sistema funziona così: una sessione router riceve i messaggi, li legge e risponde agli utenti. Quando emerge un’attività da svolgere, assegna il lavoro a una sessione worker, un agente indipendente che si concentra su quel compito. Gli aggiornamenti successivi della pull request o del thread vengono recapitati direttamente al worker, senza interrompere il router.

Gli ingegneri hanno messo alla prova questa organizzazione simulando chat di gruppo e notifiche GitHub. Ogni prova comprendeva circa 300 messaggi, con una ventina di richieste operative, ed è stata ripetuta cinque volte. Il Super-agent ha completato il lavoro entro 15,7 minuti nel 95% dei casi, mentre un agente singolo, costretto a gestire tutto nella stessa conversazione, arrivava a impiegare 29,5 minuti.

La sorpresa è che l’agente singolo, pur avendo ricevuto istruzioni di delegare quando opportuno, non ha mai coinvolto un sub-agente nelle cinque prove. Ha continuato a occuparsi di tutto in prima persona, facendosi distrarre da ogni nuova notifica. Praticamente il metodo meno indicato per portare a termine un lavoro.

Il Super-agent consuma più token, e DeepSeek ammette che i numeri hanno valore puramente indicativo.

Il cervello nel cloud

Il computer di uno sviluppatore può andare in stand-by, ma il lavoro deve continuare. Per questo l’agente viene eseguito nel cloud e controlla da remoto i computer su cui si trova il codice, attraverso un piccolo programma installato su ciascuna macchina. Il team di Harness riconduce questa architettura a un principio teorizzato da Anthropic: separare l’agente dall’ambiente in cui vengono eseguite le attività. In questo caso, però, i computer controllati a distanza sono i portatili personali degli sviluppatori, che contengono codice ancora in lavorazione e credenziali di accesso.

I rischi li elencano gli stessi ingegneri di DeepSeek. Se degli hacker riuscissero a entrare nei server dell’agente, o a manipolarlo con un prompt injection, potrebbero prendere il controllo di tutti i dispositivi collegati. Il problema che ancora non hanno risolto è come far usare le credenziali all’agente senza che le legga.

Per DeepSeek questo codice è un prototipo di ricerca, non un prodotto ufficiale. Buona parte è stata scritta da agenti di programmazione, e gli stessi autori avvertono che potrebbe contenere bug. Per installarlo suggeriscono di chiedere a un agente di leggere la guida allegata al codice e di rispondere alle sue domande una per volta.

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Pubblicato il
2 nov 2026
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