Democrazia digitale, contraddizioni a confronto

Per guardare alla rete dalle prospettive più diverse, per dibattere di come la rete sia protesi cognitiva, strumento cyborg e parte del quotidiano. Un convegno che si tiene alla Bicocca e ovunque in rete

Milano – Libertà di espressione e tecnocontrollo, visibilità e diritto all’oblio, prosumer e diritto d’autore, partecipazione e strumentalizzazioni: la interiorizzazione della rete da parte della società sta sollevando intrichi di contraddizioni, ossimori e paradossi. Un dibattito che si intesse in rete, un dibattito che verrà affrontato domani nelle aule dell’università di Milano Bicocca.

Non si tenterà di dipanare un nodo gordiano, non si tenterà di sanare le contraddizioni: l’obiettivo di Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza , convegno organizzato dal Laboratorio Informatico di Sperimentazione Pedagogica e dall’ Osservatorio Nuovi Media della Bicocca, è quello di stimolare un confronto che possa riversarsi fuori dall’ateneo e possa estendersi ai cittadini della rete per stimolarli a impugnare Internet con la consapevolezza delle sue sfaccettature.

“Le rete rappresenta per l’uomo una sorte di integrazione cyborg – spiega a Punto Informatico il professor Paolo Ferri , docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso l’Università degli Studi Milano Bicocca – per citare un esempio, le macchine consentono di aumentare e nel contempo di concedere tregua alla nostra memoria”. L’uomo si nutre di relazioni mediate dalla tecnologia, dà voce alle proprie narrazioni attraverso piattaforme di condivisione di contenuti e di idee, ha la possibilità di potenziare la propria presenza nella società civile: è così che l’uomo diventa simbionte , inscrive la rete nella propria vita . È proprio questa stretta relazione tra uomo e rete, tra uomini in rete, ad alimentare le contraddizioni e la discussione.

Al dibattito che si terrà all’università Bicocca si confronteranno critici e tecnoentusiasti, neomediologi e avvocati, sperimentatori e aziende. Il keynote sarà affidato a Derrick De Kerckhove: parlerà della rete come strumento fatto di relazioni e capace di innescare relazioni, in grado di abilitare forme di organizzazione bottom up; traccerà un quadro dell’impatto dei mass media nelle campagne elettorali che intrattengono la società civile oltreoceano. Si discuterà di come dalla rete possano emergere questioni da dibattere nelle sedi istituzionali , di come un panorama italiano che ruota intorno ad iniziative come quelle movimentate da Beppe Grillo si differenzi da quello anglosassone, che ha saputo trasferire nell’agenda e nell’agorà politica tematiche originali e il web stesso.

L’intento del convegno è quello di creare un punto di incontro fra professionalità e posizioni che guardano alla rete da punti di vista diversi: ad alimentare il dibattito ci sarà la voce di giornalisti e blogger come Gianluca Nicoletti e Massimo Mantellini e quella degli esperti di diritto come Andrea Rossetti e Paolo Giuggioli. A loro spetterà il compito di creare connessioni tra un ambiente in divenire come la rete e la legge e i diritti dell’individuo. Ci sarà l’occasione di meditare sul diritto alla privacy in rete, sulla capacità del web di documentare il presente e sul diritto all’oblio, sul diritto d’autore e quella che Paolo Ferri definisce “mietitura dei contenuti altrui”, contenuti capaci di alimentare la creatività dei netizen e di scatenare le ire dell’industria dei contenuti. Alla Bicocca, ricorda Ferri, sarà presente anche Marco Pancini, rappresentante di Google: in questo quadro, impossibile non dare voce alle aziende, spesso innesco e spesso ingranaggio delle dinamiche della rete, costrette a muoversi su un crinale sdrucciolevole tra la consegna ai netizen di strumenti culturali e partecipativi e la necessità di monetizzare l’informazione.

La rete è in sé occasione di democrazia o è un semplice strumento che gli utenti possono impugnare nei modi più differenti? Lo spunto che alimenterà il convegno è rivolto agli utenti Internet, ai cittadini della rete. Gli organizzatori di Democrazia Digitale hanno consegnato nelle loro mani i mezzi per esprimersi e per partecipare al confronto. Democrazia Digitale si dispiega in una dimensione testuale, quella del convegno, e in una dimensione metatestuale, quella degli strumenti: i netizen, che potranno seguire l’evento in diretta Web , sono invitati a condividere la propria opinione con il panel di relatori e con i partecipanti al convegno attraverso il gruppo Facebook , sono invitati a dibattere nel blog e a improvvisarsi relatori incorporei partecipando al convegno con live streaming a mezzo Qik. L’ appuntamento è per venerdì 10 ottobre, nell’ Aula Magna dell’edificio U6 dell’Università di Milano Bicocca. E ovunque, disseminati in rete.

a cura di Gaia Bottà

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  • michele scrive:
    raddoppio continuo
    Io mi chiedo dove si andrà a finire con questo continuo raddoppio di core e se questa non sia una scusa per fare meno ricerca( e spendere meno in R&D)su nuove architetture più performanti, più GHZ, e sistemi di raffreddamento più performanti
    • ... scrive:
      Re: raddoppio continuo
      più GHz dove???mica puoi aumentare all'infinito, siamo gia al limite fisico per i chip fatti in silicio...più aumenti la frequenza, più ci sono dispersioni pazzesche, lo sai che a frequenze di 5 GHz, anche una sbavatura microscopica nelle connessioni tra i transistor diventa un antenna che irradia??inoltre a frequenze così alte, ci sono capacità parassite ovunque, induttanze parassite, impedenze enormi, non è così semplice aumentare la frequenzasenza contare che servono oscillatori a quella frequenza, e siamo anche al limite della stabilità degli oscillatori utilizzati (certo ci sono vari truccozzi da paura per gli oscillatori, ma farne uno stabile a più di 5 GHz è un impresa, ai tempi mi ricordo che era difficile farne uno stabile a 100 MHz con elettronica consumer...)
      • Fabio Xodo scrive:
        Re: raddoppio continuo
        Non solo, aumentare i Core vuol dire anche investire in ricerca: gli algoritmi che li sfruttinno a dovere mica crescono sugli alberi!E Ricordaiamoci che IBM è sempre all'avanguardia nel campo del Quantum Computing, è forse poco?
        • ... scrive:
          Re: raddoppio continuo
          il quantum compunting è ancora troppo, troppo lontano per pensarci adesso, per almeno altri 20-25 anni (forse anche di più), si continueranno a sviluppare soluzioni multicore e cluster di calcolo distribuito (vedi grid)
      • Orfheo scrive:
        Re: raddoppio continuo
        Vorrei aggiungere una nota a questa risposta che ne conferma la validita'. E' il riferimento ad un post di qualche tempo fa su un thread sostanzialmente analogo.http://punto-informatico.it/b.aspx?i=2406658&m=2407538#p2407538Orfheo.
    • chojin scrive:
      Re: raddoppio continuo
      - Scritto da: michele
      Io mi chiedo dove si andrà a finire con questo
      continuo raddoppio di core e se questa non sia
      una scusa per fare meno ricerca( e spendere meno
      in R&D)su nuove architetture più performanti, più
      GHZ, e sistemi di raffreddamento più
      performantiLa scusa per la minor ricerca e buttar soldi in ricerca inutile c'era prima con CPU che consumavano 150-250Watt come il core Intel P4 Tejas o il Prescott, dei veri fallimenti--Prescott fu commercializzato per rientrare delle perdite di miliardi subite da Intel.
  • mosilon scrive:
    domanda
    esistono sistemi operativi ibm recenti ke non siano - linux, windows e mac?
    • THe_ZiPMaN scrive:
      Re: domanda
      - Scritto da: mosilon
      esistono sistemi operativi ibm recenti ke non
      siano linux, windows e mac?System i e AIX non ti dicono nulla?P.S. "che" non si scrive con la K
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