Didattica a distanza: pro e contro nel post-Covid

Una ricerca Microsoft pone in evidenza quanto di buono abbia introdotto la didattica a distanza, ma ci sono ancora elementi sui quali occorre lavorare.
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La didattica a distanza è una modalità nuova, che ha scardinato improvvisamente usi e costumi che la scuola aveva (anche colpevolmente) cristallizzato nel tempo come modalità unica di insegnamento e di apprendimento. Improvvisamente, per mera necessità emergenziale, il remote learning è diventato un nuovo standard e se ne sono potuti misurare gli impatti tanto sui docenti quanto sui ragazzi. Una indagine portata avanti da Microsoft Italia assieme a PerLAB e Wattajob ha cercato di descrivere proprio questo periodo, raccogliendo quanto di buono è emerso e quanto di meno buono vada corretto.

Se da un lato infatti la Didattica a Distanza (DaD) è stata indubbiamente fondamentale per garantire continuità ai ragazzi, contribuendo a migliorare sensibilmente le competenze digitali tra studenti e anche tra i docenti, dall’altro è stata anche fonte di stress e stanchezza per entrambe le categorie, segnale questo di come la scuola debba essere in primis un luogo di insegnamento e apprendimento fisico, dove il digitale è uno strumento che non vuole sostituirsi alla didattica tradizionale ma integrarsi per un approccio più innovativo, dinamico e trasversale.

Didattica a distanza: pro e contro

La prima grande evidenza della ricerca è stata nel miglioramento delle competenze digitali tanto dei docenti, quanto dei ragazzi. La necessità s’è fatta virtù: una volta costretti ad utilizzare gli strumenti del digitale, tutti gli attori coinvolti hanno dovuto metabolizzare nuove competenze e nuovi strumenti, ritrovandosi così arricchiti al termine di una parentesi di lockdown che aveva disegnato un nuovo contesto attorno ai paradigmi dell’isolamento, del distanziamento e delle cautele anti-Covid.

Tutto ciò ha restituito al corpo docenti anche importanti soddisfazioni personali (il 17% si è sentito più motivato, il 9% più concentrato, un ulteriore 9% semplicemente più gratificato dal lavoro compiuto), il che evidenzia come la situazione pregressa non fosse esattamente ideale: forse l’aver spazzato via l’aria stantia di una scuola secolarizzata ha di per sé sortito quantomeno un pizzico di entusiasmo. Stessa soddisfazione è stata misurata tra i ragazzi, il che delinea margini di miglioramento per una didattica a distanza che potrebbe trovare nuovi spazi nei mesi a venire.

Per contro si registra una maggior difficoltà di coinvolgimento dei ragazzi durante la lezione: tempi, modalità, canoni linguistici, interazioni e altri fattori incidono sicuramente sulle modalità dialogiche – che giocoforza devono cambiare nel momento stesso in cui a cambiare è il canale di comunicazione. Inoltre “la mancanza di strumenti e infrastrutture adeguate – connessione internet non sufficiente e mancanza di dispositivi in alcune zone del Paese – resta il principale ostacolo alla piena implementazione delle lezioni online, indicato dal 21% degli intervistati, seguito dal numero maggiore di distrazioni a cui sono soggetti gli studenti a casa, rispetto all’aula tradizionale (14%)“.

La parentesi Covid si chiude lasciando sul campo le sensazioni positive legate al desiderio di reagire, di coalizzare le classi e di conseguire risultati, ma lascia sul campo sensazioni di stress e stanchezza, nonché ansia e insicurezza. Non possiamo che trovarci d’accordo con le conclusioni a cui è giunta la relazione: “è possibile che, la scarsa esperienza dei docenti nello svolgere DaD non abbia favorito lo svolgimento di lezioni particolarmente coinvolgenti e interattive per i «nativi digitali». L’isolamento sociale, che ha caratterizzato questa fase, sembra aver giocato un ruolo altrettanto significativo nell’influenzare le emozioni degli studenti“. Sono queste informazioni preziosissime tanto per la scuola quanto per chi, come Microsoft, ha tutto l’interesse a sviluppare strumenti di comunicazione (come Teams) che possano rendere le lezioni quanto più efficaci, gradevoli ed utili possibile.

Così Elvira Carzaniga, Direttore della Divisione Education di Microsoft Italia:

Durante questo momento così complesso per l’intero Paese, abbiamo assistito a una vera e propria rivoluzione digitale del sistema scolastico, impensabile fino a pochi mesi fa.  Nonostante la scuola italiana fosse nella maggior parte dei casi in ritardo su competenze e strumenti digitali, la situazione di crisi ha dato un impulso decisivo per lo sviluppo di quelle conoscenze tecnologiche che, oggi, sempre più giocano un ruolo fondamentale nel mondo del lavoro e dell’educazione. Microsoft Italia ha aiutato scuole e università a dotarsi in tempi rapidi di tutto ciò che era necessario per le lezioni a distanza, facendo ecosistema con le istituzioni, le aziende, le associazioni e con i partner sul territorio e continueremo a farlo nei prossimi mesi, per accompagnare un rientro a scuola che tenga conto dell’esperienza digitale. Con questa ricerca, abbiamo voluto analizzare cosa ha funzionato e cosa no, affinché la tecnologia, nel lungo termine, possa essere integrata in modo davvero efficace nella didattica tradizionale per rinnovarla e migliorarla.

Il dibattito estivo sulla scuola si è in realtà arenata su dinamiche molto politiche e ben poco legate all’essenza della scuola in sé: i media si sono insabbiati nello scontro sui banchi con le rotelle ed i genitori si sono spesso lasciati ingannare più dalla necessità di tornare al lavoro che non dalla necessità di garantire una valida formazione ai ragazzi, ma il fulcro della questione è come e dove il baricentro dell’insegnamento possa essere spostato.

L’insegnamento da remoto può avere un ruolo? La parentesi emergenziale può essere occasione per sradicare ciò non funzionava già nel pre-Covid? A questi interrogativi occorre rispondere partendo da ciò che è stato possibile imparare dall’emergenza: il remote learning è una possibilità, ma all’integrazione di nuovi strumenti deve giocoforza corrispondere anche l’introduzione di nuovi metodi e nuove abitudini. L’evoluzione, ancora una volta, non può essere soltanto tecnologica: deve essere anzi, in primis, culturale.

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30 07 2020
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