La Commissione europea ha annunciato ieri il nuovo regolamento sulle reti, noto come Digital Networks Act (DNA). È ovviamente una proposta, quindi dovrà essere approvato da Parlamento e Consiglio. Sono però già arrivate diverse critiche al testo attuale, tra cui quelle dell’Associazione Italiana Internet Provider (AIIP).
Meno concorrenza e prezzi più alti
Secondo la AIIP, la modernizzazione e semplificazione pubblicizzate dalla Commissione europea è solo retorica. Il Digital Networks Act introduce “un assetto che riduce la concorrenza, indebolisce le autorità nazionali e prepara il terreno a una concentrazione senza precedenti delle infrastrutture digitali europee“. Ciò avrà conseguenze negative per cittadini e imprese: meno scelta e tariffe più alte. La AIIP indica sette punti critici.
Assegnazione delle frequenze 5G per durate illimitate
Lo spettro è una risorsa scarsa con alto valore strategico. La concessione di un bene pubblico per un tempo illimitato rappresenta una sostanziale sottrazione di tale bene alla cittadinanza, a favore dei grandi operatori mobili. Scelta che appare in linea con la volontà di assegnare al 5G ampie porzioni dello spettro 6 GHz, precludendone l’uso libero ai cittadini e alle imprese per le proprie reti Wi-Fi di nuova generazione.
Reti chiuse: accesso all’ingrosso opzionale
Il Digital Networks Act apre la strada a reti condivise tra pochi soggetti selezionati, nelle quali l’accesso all’ingrosso non è più un pilastro del sistema ma una variabile negoziale. Attraverso accordi, impegni e assetti societari costruiti ad hoc, gli operatori dominanti possono ridurre o sterilizzare gli obblighi di accesso, anche in presenza di infrastrutture che beneficiano indirettamente di risorse pubbliche.
Obblighi simmetrici di accesso trasformati in eccezione teorica
Gli obblighi di accesso, che finora hanno garantito competizione e pluralismo, vengono relegati a misura residuale, applicabile solo dopo procedure complesse, lente e cariche di oneri probatori. In pratica, l’accesso regolato diventa un’eccezione, mentre la regola torna a essere il controllo esclusivo dell’infrastruttura da parte di pochi grandi operatori.
Spegnimento del rame imposto dall’alto
Il DNA consente una gestione centralizzata e amministrativa dello spegnimento delle reti in rame. La transizione tecnologica viene trasformata in un processo pianificato dall’alto, dove l’utente finale diventa un soggetto passivo e gli operatori alternativi perdono leva competitiva.
Portabilità e libertà di scelta
Dopo vent’anni di lavoro regolatorio sulla tutela del consumatore, sulle procedure di switching e sulla libertà di cambiare operatore, il DNA introduce una rigidità centralizzata che rischia di smontare pratiche nazionali virtuose. La libertà di scelta dell’utente minaccia di essere sacrificata sull’altare dell’efficienza e dell’ottimizzazione delle reti.
Autorità nazionali svuotate e regolazione politicizzata
Il DNA riduce drasticamente l’autonomia delle autorità nazionali di regolazione, trasferendo il baricentro delle decisioni alla Commissione europea. Le autorità diventano sempre più organi consultivi, in parte privati della capacità di intervenire in modo tempestivo e aderente alle specificità territoriali. La regolazione delle reti diventa sempre più centralizzata e politicizzata.
Rischio takeover
Una volta indeboliti o espulsi gli operatori indipendenti, possiamo immaginare una seconda fase finanziaria. I grandi gruppi globali e i fondi di investimento potranno entrare nei capitali degli ex monopolisti europei con la certezza di regole favorevoli e di mercati ampi. Se questo accadrà, i prezzi saliranno, la qualità ristagnerà e il pluralismo economico verrà sacrificato.
AIIP chiede alle istituzioni italiane e agli eurodeputati di non accettare passivamente questa deriva, ma di difendere il pluralismo economico, le reti aperte, le competenze locali e il futuro dell’ecosistema digitale europeo.