Diritti musicali, Internet li ridisegna

Tentare di trasportare in rete la raccolta dei diritti nei paesi dell'Unione Europea confligge con le normative europee sulla concorrenza. La Commissione avverte la SIAE e i suoi omologhi
Tentare di trasportare in rete la raccolta dei diritti nei paesi dell'Unione Europea confligge con le normative europee sulla concorrenza. La Commissione avverte la SIAE e i suoi omologhi


Bruxelles – La Commissione Europea è intervenuta nelle scorse ore sulla spinosa questione della gestione e raccolta dei diritti relativi alle opere musicali nei paesi dell’Unione. E ha segnalato che la via su cui lavorare è quella della licenza territorialmente non esclusiva già adottata dai discografici della IFPI per il simulcasting (vedi anche: Simulcasting musicale, distribuzione unica nella UE ).

La Commissione ha avvisato la SIAE e altre 15 organizzazioni che raccolgono royalty per conto degli autori di musica europei, che il cosiddetto Santiago Agreement potrebbe confliggere con la libera concorrenza garantita nell’Unione Europea.

Secondo gli esperti di Bruxelles, infatti, accade che le società di raccolta come la SIAE nei diversi paesi europei, stringendo accordi tra di loro di cross-licensing, abbiano di fatto creato un mercato strutturato e bloccato perché ripropone su internet “i monopoli nazionali che quelle società gestiscono tradizionalmente nel mondo offline”.

Una competizione reale tra queste società, invece, andrebbe a beneficio di chi distribuisce musica e dei consumatori tutti. La Commissione ha spiegato che si tratta, per ora, di un avvertimento di “lavoro” e che SIAE & C. avranno ovviamente tutto il tempo e lo spazio per evidenziare la propria posizione in materia.

Per la cronaca, il Santiago Agreement è un ordinamento introdotto a partire dal 2001 nella UE dagli omologhi della SIAE nei diversi paesi e che ha per scopo di consentire a ciascuna di queste società di offrirsi come “punto di riferimento” per gli operatori per la gestione dei diritti di tutti i repertori musicali di tutti i territori a cui, singolarmente, le diverse società fanno riferimento. Una “ragnatela di accordi”, dunque, che però incide sulla libertà di mercato e sulle opportunità che ne possono derivare.

Ad evidenziare il problema è proprio l’ascesa di internet e la sua “extra-territorialità”, nonché l’affermarsi dei formati digitali per la musica: due elementi che scombinano quanto accadeva in precedenza.

Secondo la Commissione, di buono nell’Agreement c’è il concetto del “punti di riferimento” ma le novità introdotte dalla Rete impongono una nuova libertà di scelta a consumatori e soggetti commerciali nell’ottica di un vero mercato unico europeo .

Il riferimento è, come accennato, la licenza IFPI sul simulcasting che in pratica ha realizzato una formula di licenza che vale in tutta Europa senza l’imposizione dell’esclusività territoriale . In quel caso , infatti, è sufficiente per le emittenti ottenere una licenza da uno qualsiasi dei soggetti ad hoc nel mercato europeo per poter trasmettere su internet .

La Commissione ha spiegato che l’invio dello Statement of Objections alle società di raccolta come la SIAE non predefinisce il risultato finale dell’inchiesta aperta sulla questione. SIAE e omologhi hanno ora due mesi e mezzo per rispondere alla questione e possono chiedere di essere ascoltati direttamente.

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03 05 2004
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