A seguito di revisione
(cit.) hanno tutti torto. Il fine settimana ha restituito una fotografia impietosa del calcio italiano. Pardon, dello spettacolo a tratti grottesco che è diventato la sua massima divisione, vittima dell’aver normalizzato comportamenti che hanno poco a che fare con il concetto stesso di sport e delle ingerenze sempre più manifeste del mondo della politica. Vincere, a ogni costo. Schiacciare l’avversario. E monetizzare.
Lo spettacolo di un calcio alla deriva
Da una parte c’è il campo. Un rigore assegnato al 96esimo minuto sull’1-1 e il difensore della squadra che potrebbe uscirne sconfitta che nell’indifferenza generale scava il dischetto del rigore (YouTube). Quattro tra arbitri e guardalinee in loco, decine di telecamere puntate sul terreno e una sala VAR operativa. Zero interventi, tutto regolare. Il tiro finisce alto, le due squadre pareggiano. Si va negli spogliatoi. Non vince nessuno, di certo perde il fair play. Ragazzini degli esordienti che faranno lo stesso sui campetti di periferia il sabato pomeriggio sono quotati 1,01.
Dall’altra c’è il caso Cloudflare, con Lega Serie A spalleggiata da esponenti della maggioranza che interviene a gamba tesa nel nome di una lotta alla pirateria da combattere con ogni arma possibile. A patto che non si prenda in considerazione l’ipotesi di abbassare i prezzi degli abbonamenti letteralmente esplosi negli ultimi anni, si intende.
A completare il quadro ci sono il politico in prima linea secondo cui il servizio ospita siti pirata (autogol che neanche il Riccardo Ferri dei tempi migliori) e il CEO di un provider internazionale che minaccia di interrompere tutti i servizi forniti in Italia, mettendo offline una fetta del paese. Il più classico dei rissoni a bordocampo.
Hanno tutti torto e nessuno glielo farà notare. Dopotutto, che importa? Basta pareggiare, la sconfitta non è contemplata. Basta far cassa, c’è un’intera industria da alimentare. Basta intimidire, la controparte ammorbidirà la sua posizione. Povero calcio.