Se escludiamo gli addetti ai lavori, quello relativo all’intelligenza artificiale non è stato fino a oggi un argomento di discussione mainstream, ricorrendo a un termine poco elegante, tanto abusato, ma efficace per spiegare il concetto. Molti ci hanno messo le mani non appena ChatGPT ha iniziato a mostrarne le potenzialità, ma pochi ne parlano. Sono ancora meno quelli che ammettono di utilizzarla, preferendo attribuirsi il merito di un’email ben scritta o di un lavoro consegnato senza bucare la scadenza. Le cose stanno però per cambiare, il dibattito sull’AI sta per trasformarsi nell’ennesimo scontro fatto di opinioni polarizzate, di pro e di contro, con il registro tipico del derby calcistico. Invito gli scettici a salvare l’articolo tra i preferiti e a tornarci tra qualche mese, per smentirmi. Facciamo tra un anno, se vogliamo rimanere larghi.
Ottimisti, catastrofisti e la polarizzazione dell’AI
Da qualche settimana, modelli e algoritmi sono finiti sulle pagine della stampa generalista e nei servizi dei telegiornali, accompagnati da immagini che mostrano robot umanoidi, righe di codice in stile Matrix o spezzoni tratti di volta in volta da pellicole come 2001 di Kubrick, da Blade Runner o da A.I. di Spielberg. La diretta conseguenza è la democratizzazione di un tema rimasto troppo a lungo di nicchia, solo sfiorato dal grande pubblico. E questo è senza dubbio un bene.
Lo è meno se si parla esclusivamente dei rischi associati alla tecnologia, ancora peggio se lo si fa con i toni caratteristici dell’allarmismo, che tanto in televisione quanto su internet funzionano sempre (e sempre meglio). L’intelligenza artificiale irrompe così nelle case, sottoposta in modo quasi forzato all’attenzione di chi, fino a oggi, la riteneva qualcosa di completamente estraneo alla propria quotidianità, mentre ora si sente dire che potrebbe ucciderci tutti entro pochi anni.
Non appena se ne accorgerà il mondo della politica
E indovinate un po’ cosa succede quando la massa (non con accezione negativa) si interessa a un argomento, per cui a informare è più il sensazionalismo dell’approfondimento? Esatto, si mette in moto la macchina della politica, intravedendo un’opportunità di visibilità, di propaganda, di consenso.
Sta già accadendo oltreoceano, dove il confronto ha assunto i connotati dello scontro, tra chi è dalla parte di Trump e non vuole porre freni al progresso e chi, invece, invita più prudentemente a non ignorare l’avvertimento di chi prospetta scenari apocalittici. Succederà anche da noi, non appena qualcuno si accorgerà del potenziale ancora inespresso, a maggior ragione considerando che stiamo per mettere piede nella campagna elettorale. O è già iniziata?