C’è un titolo che più di altri sta facendo discutere gli appassionati di gaming. No, non è Clair Obscure né GTA 6, ma Divinity. Settimo capitolo dell’omonima serie inaugurata nel 2002, è stato presentato da Larian Studios (Baldur’s Gate 3) durante l’evento The Game Awards. L’ambientazione dark fantasy e l’utilizzo di un nuovo engine non sono gli elementi attorno ai quali ruota il dibattito: lo è l’AI.
Divinity dice No
all’arte creata con l’AI
Sarà un gioco privo di qualsiasi contenuto creato con l’intelligenza artificiale. Lo ha promesso Swen Vincke, CEO e co-fondatore della software house, intervenuto in una sessione AMA su Reddit. Una precisazione che si è resa necessaria dopo che, nelle scorse settimane, lo sviluppatore è stato bersagliato dalle critiche per aver confessato di non escludere l’utilizzo di algoritmi e modelli per ottimizzare il flusso di lavoro. Questo il chiarimento.
Prima di tutto, non ci sarà alcuna grafica generata dall’AI in Divinity […] per garantire che non ci siano dubbi, abbiamo deciso di astenerci dall’utilizzare strumenti di intelligenza artificiale durante lo sviluppo della concept art.

Al di là del gioco in sé (siamo ancora lontani dal vedere una sequenza di gameplay), è un’ennesima testimonianza di come i giocatori siano ancora piuttosto freddi nei confronti della tecnologia, se impiegata per generare gli asset che troveranno poi sui loro schermi. Il discorso non si può applicare per ovvie ragioni al codice, il supporto dell’AI per accorciare i tempi durante la scrittura e nella fase di debug è da molti ormai ritenuto imprescindibile.
Per certi versi può sembrare paradossale, ma un ambito come il gaming che storicamente più di altri ha velocizzato l’adozione delle innovazioni, in questo caso sembra esigere che la creatività rimanga una prerogativa del fattore umano. Lo stesso vale per altri ambiti legati all’intrattenimento, come quello delle serie TV. Per quanto potrà andare avanti?