Secondo quanto riportato da Digit, dopo OnePlus, anche Nothing, sarebbe in crisi. Da quanto è emerso, l’azienda starebbe lasciando almeno 12 mercati con enorme sorpresa di tutti, soprattutto dei suoi fan. In realtà. questo marchio di smartphone, in rapida crescita nel mercato indiano nel secondo semestre del 2026, con un’impennata del 105%, grazie alla serie Phone 4a, non è solo questo.
“Secondo informazioni confermate in modo indipendente da Digit, Nothing sta per chiudere i battenti in almeno 12 mercati globali. Le uscite includono il Medio Oriente, il Giappone e alcune zone d’Europa. Inoltre, l’organico globale verrà ridotto del 40% e l’unità di ricerca e sviluppo dell’azienda, suddivisa al 70% tra Cina e Londra, al 30%, dovrà affrontare licenziamenti rispettivamente del 50% e del 30-40%“, si legge nell’articolo.
A questo va aggiunto anche CMF, il marchio secondario low cost di Nothing che fa della sua forza il prezzo inferiore per un rapporto qualità-prezzo particolarmente interessante e vantaggioso. Beh, quest’anno non uscirà con alcun smartphone nuovo. A confermarlo il co-fondatore di Nothing, Akis Evangelidis; “Stavamo lavorando a un successore, ma con i prezzi delle memorie ai livelli attuali, non possiamo realizzare un telefono che rappresenti un vero passo avanti a un prezzo che sia sostenibile“.
Ulteriori notizie parlando anche delle dimissioni di Himanshu Tandon, dirigente del marchio low cost che è stato capace di trasformarlo in una delle realtà più discusse nel segmento dei prodotti a prezzi accessibili, non solo per gli smartphone, ma anche per gli auricolari, le cuffie e gli smartwatch.
Le parole di Nothing smentiscono le recenti notizie
Akis Evangelidis, co-fondatore di Nothing, in merito a queste notizie, in un post sul suo profilo ufficiale di X, ha dichiarato: “Non stiamo chiudendo alcun mercato. Stanno circolando notizie imprecise; Phone (4b) ha venduto 29.537 unità solo nel primo giorno, battendo ogni record nella sua fascia di prezzo“.
In merito alle notizie di ridurre l’organico globale, il co-fondatore ha precisato: “Ciò che stiamo facendo è riorganizzare i nostri team per prepararci alla nostra prossima fase di crescita. Stiamo introducendo business unit dedicate — inclusa una business unit nativa per l’IA — e consolidando i singoli paesi in hub regionali per operare con molta più efficienza“.
Questi cambiamenti hanno avuto un impatto su alcune posizioni e, sebbene non siamo in grado di condividere dettagli specifici a causa della conformità normativa e dei processi di consultazione locale in corso, i numeri riportati sono enormemente esagerati. Chiediamo ai media di sostenere una divulgazione basata sui fatti e l’integrità giornalistica.
Evangelidis ha comunque ammesso: “Le decisioni che incidono sul sostentamento delle persone non vengono mai prese alla leggera, e sappiamo quanto sia difficile questa transizione per i membri del nostro team coinvolti. Siamo profondamente grati per il loro contributo e siamo pienamente impegnati a sostenerli durante questo processo“.
Sebbene si tratti di decisioni difficili, è un passo necessario per posizionarci in modo da plasmare la prossima era dell’informatica personale.
