DPCM: lo smart working è fortemente raccomandato

Il DPCM firmato da Giuseppe Conte raccomanda fortemente lo smart working anche per i privati, per alleggerire i trasporti e aumentare l'isolamento.
Il DPCM firmato da Giuseppe Conte raccomanda fortemente lo smart working anche per i privati, per alleggerire i trasporti e aumentare l'isolamento.

Laddove le normative non possono arrivare, poiché imporrebbero situazioni di difficile gestione, arrivano le raccomandazioni. L’ultimo DPCM ne mette in campo diverse, lasciando intendere un messaggio chiaro: se gli interventi non dovessero ancora essere sufficientemente efficaci, quel che oggi è raccomandato un domani diventerà obbligatorio. E così sarà per lo smart working.

Il lavoro agile è “fortemente raccomandato”

Il linguaggio del DPCM firmato nel fine settimana dal Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, esplicita infatti un obbligo per la PA e una raccomandazione per i privati. Per la Pubblica Amministrazione viene indicata una percentuale da raggiungere, una soglia che è stata calibrata più per alleggerire i carichi sui mezzi di trasporto che non per reali esigenze di contenimento dei contagi negli uffici. Per i privati l’indicazione è duplice:

  • per le attività professionali: “esse siano attuate anche mediante modalità di lavoro agile, ove possano essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza“;
  • per i datori di lavoro: “è fortemente raccomandato l’utilizzo della modalità di lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati, ai sensi dell’articolo 90 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34“.

Nessuna indicazione ulteriore, dunque non cambiano le modalità né le condizioni: semplicemente se ne raccomanda fortemente l’adozione ovunque sia possibile lasciare a casa i dipendenti pur garantendo continuità operativa.

DPCM - Conferenza stampa

Le raccomandazioni relative al lavoro agile perseguono finalità che sono varie: da una parte si tenta di diminuire le compresenze in ufficio, dall’altra si tenta di alleggerire i carichi sui mezzi pubblici, ma al contempo si intende stimolare una volta di più la permanenza in casa e l’isolamento forzato rispetto ad altre persone (unico vero argine efficace all’evoluzione della curva dei contagi).

Solo l’aggravarsi ulteriore della situazione porterà l’Italia ad un più esplicito “lockdown” e quindi ad un più forzato smart working. Le aziende che hanno colto l’opportunità della prima ondata per evolvere la propria organizzazione potranno ora far leva su quanto messo in campo per garantire la business continuity; chi invece ha usato soluzioni temporanee di comodo ha una nuova occasione per lavorare di anticipo.

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26 10 2020
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