E' morto Andrew Grove, ex-CEO di Intel

Lutto in casa Intel per uno dei suoi manager storici, presente in azienda fin dal "day one" e responsabile delle decisioni che l'hanno trasformata nel colosso dei microchip che è oggi

Roma – Intel ha dato notizia della morte di Andrew “Andy” Grove, ex-manager di Santa Clara che negli anni ha rivestito le posizioni chiave all’interno dell’organigramma aziendale. E che viene considerato come uno dei principali responsabili della trasformazione di Intel da semplice “start-up” ante-litteram ad autentico colosso del mercato.

A conti fatti, il mercato dei microprocessori Intel ha contribuito a fondarlo in maniera significativa, e alla base della decisione di concentrare sviluppo e produzione su questo genere di tecnologia c’è stato l’apporto fondamentale di Andy Grove.

Di origine ebraica, nato in Ungheria nel 1936, a 20 anni Grove ripara negli USA a seguito del fallimento dell’ insurrezione del 1956 e si ambienta nel migliore dei modi conseguendo una laurea in ingegneria chimica, un dottorato e approdando infine a Fairchild Semiconductor. Grove lascia Fairchild accompagnando Robert Noyce e Gordon Moore, che subito dopo fonderanno Intel e assumeranno Grove al primo giorno di vita dell’azienda. Presso Intel, col tempo Grove ha assunto il ruolo di CEO (1987-1998) e poi presidente (1979-1997).

A Grove vengono attribuite alcune delle decisioni fondamentali per la trasformazione di Intel, che da “semplice” produttore di chip di memoria si trasforma in sviluppatore di CPU; sotto la sua gestione l’architettura x86 ha monopolizzato il mercato informatico, anche grazie all’accordo preso con IBM per l’uso esclusivo dei chip derivati dall’8088/8086 nei primi “personal computer” della storia.

Grove è anche responsabile della fondazione del cosiddetto duopolio “Wintel”, un’alleanza tra Microsoft e Intel che ha condizionato e continua a condizionare il business di computer e gadget hi-tech a decenni di distanza. Sotto la sua gestione, “Chipzilla” ha raggiunto una capitalizzazione di mercato di 197 miliardi di dollari.

Alfonso Maruccia

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