Energia dal buio degli oceani

Privati e autorità statunitensi esplorano la fattibilità di un impianto energetico interamente basato sulla differenza di temperatura tra le correnti oceaniche. Tra dubbi ambientalisti, scarsa efficienza e problematiche assortite
Privati e autorità statunitensi esplorano la fattibilità di un impianto energetico interamente basato sulla differenza di temperatura tra le correnti oceaniche. Tra dubbi ambientalisti, scarsa efficienza e problematiche assortite

L’energia sostenibile? Potrebbe emergere dagli oceani. Gli Stati Uniti, mentre progettano di spedire in orbita i satelliti che libereranno (teoricamente) l’umanità dalla schiavitù dei sultanati del petrolio, si tengono impegnati nelle ricerche sulle fonti energetiche oceaniche, o più precisamente in sistemi che sfruttando la naturale differenza di temperatura esistente tra le acque di superficie e quelle di profondità producono l’energia necessaria ad alimentare il fabbisogno di elettricità di una parte degli States.

Ci lavora già dal 2006 la Lockheed Martin, che tra un super-cacciabombardiere stealth e l’altro trova il tempo di differenziare il proprio business e mettersi al passo con le rinnovate esigenze dell’umanità evoluta del ventunesimo secolo. Di risultati commercialmente spendibili ce ne ben pochi, ma i laboratori procedono nelle ricerche alimentando la speranza di individuare una nuova fonte rinnovabile accanto a quelle tradizionali del sole, del vento e del resto.

L’approccio di LM (che lavora di concerto con la società Makai Ocean Engineering ) prevede l’impiego di un liquido pressurizzato (generalmente ammoniaca) che evapora a temperature leggermente inferiori a quelle delle acque marine più calde. Il liquido si trasforma in gas, il gas viene sfruttato per alimentare un generatore elettrico a turbina e poi tramutato di nuovo in liquido con l’acqua gelida delle profondità oceaniche veicolata da lunghe condutture, infine il ciclo riprende dall’inizio.

Uno dei vantaggi principali di questa ricerca energetica, relativamente “nuova” se si considera che le prime sperimentazioni risalgono alla crisi petrolifera degli anni ’70 prima che le politiche di Ronald Reagan troncassero di netto i fondi necessari, c’è il fatto che al contrario del solare e degli impianti eolici tradizionali qui la “fonte” non è soggetta a periodi di blackout o indisponibilità .

Ma a parte questo, l’energia termo-oceanica presenta anche importanti svantaggi inclusi i costi non proprio ridotti degli impianti, la scarsa efficienza energetica dei suddetti e il notevole impatto ambientale: pompare le grandi quantità d’acqua oceanica necessarie a far funzionare il sistema certamente non lascerebbe intatte le correnti, fatto che solleva le preoccupazioni degli ambientalisti sulla sostenibilità della tecnologia.

C’è inoltre lo svantaggio di poter impiegare questa fonte energetica solo in zone ridotte degli States, in pratica quegli stati come le Hawaii che hanno a disposizione la materia prima, vale a dire le correnti oceaniche di cui sopra. Al momento LM è alla finestra in attesa di raccogliere fondi, dal governo come dal settore privato, in modo da poter avere una piattaforma funzionante in tempo per il 2013.

Alfonso Maruccia

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03 05 2009
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