EWG e GreenPeace: si alle criptovalute, no al proof of work

EWG e GreenPeace: si alle criptovalute, no al proof of work

Environmental Working Group e Greenpeace USA si scagliano contro il Bitcoin, chiedendo soluzioni per un mining più sostenibile in stile Ethereum.
Environmental Working Group e Greenpeace USA si scagliano contro il Bitcoin, chiedendo soluzioni per un mining più sostenibile in stile Ethereum.

Quando l’Environmental Working Group e Greenpeace USA si coalizzano per puntare il dito contro le criptovalute, chi investe in cryptoasset ha più di un motivo per preoccuparsi. Tuttavia è sufficiente una breve disamina dell’offensiva per capire che non si tratta di un superficiale attacco all’impatto ambientale delle criptovalute, quanto di un intelligente affondo su elementi particolari del mining.

L’iniziativa non va dunque archiviata come il solito picchetto anti-innovazione, anzi: l’approfondimento EWG ha il merito di portare avanti argomentazioni precise e che avranno inevitabilmente influenza sul futuro delle criptovalute. Un peso in più per i Bitcoin, ma anche un trampolino aggiuntivo per Ethereum e le sue prospettive. Vediamo perché.

No al proof-of-work

Non è un segreto il fatto che stiamo vivendo un periodo senza precedenti e un catastrofico cambio climatico. E ogni giorno seri problemi diventano più evidenti. La catastrofe climatica affligge ogni aspetto della nostra vita. EWG intende parlare di criptovalute perché il modo in cui le andiamo a creare ha un impatto significativo sul clima.

EWG è chiara nella propria disamina: non si intende proporre un bando delle criptovalute, quanto invece una moral suasion relativa al “proof-of-work“, ossia il sistema di validazione oggi usato in gran parte delle crypto esistenti. Bitcoin, la principale delle monete virtuali, si basa proprio su una logica POW ed in alternativa si impone quel “proof of stake” che le crypto di nuova generazione mettono oggi sul piatto. Troppa la differenza e troppo ampio il gap nei consumi: EWG e GreenPeace chiedono a gran voce che gli oltre 130TWh annui consumati con il mining del Bitcoin possano essere meglio sfruttati.

No al Bitcoin, quindi, ma si al nuovo Ethereum nascente: la criptovaluta, infatti, sta effettuando un passaggio importante verso la nuova metodologia di validazione che ridurrà fortemente i consumi rendendo il tutto ben più sostenibile. Ciò porterà avanti un duplice vantaggio: da una parte si ridurranno i consumi a tutto vantaggio dell’ambiente, dall’altra si avrà a disposizione una valuta contro cui non si potrà più opporre l’obiezione dell’impatto ambientale. Secondo EWG e Greenpeace, insomma, gli investitori debbono investire in queste nuove criptovalute, poiché questa scelta sarà sia premiante che etica, sia intelligente che remunerativa.

L’appello delle due associazioni è rivolto al Congresso ed a Joe Biden: in questo contesto di ridiscussione degli equilibri ambientali ed energetici, le criptovalute sono un elefante che corre nel corridoio: bisogna imporre limiti ai loro consumi, altrimenti si porteranno geopolitica e armamenti a nuotare controcorrente per una semplice diseconomia tecnologica annidata nei sistemi di validazione delle criptovalute di vecchia generazione.

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Fonte: EWG
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Pubblicato il 29 mar 2022
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