Facebook al lavoro sul concorrente di Clubhouse

Il gruppo di Zuckerberg sarebbe già impegnato nello sviluppo di un'applicazione con caratteristiche del tutto simili a quelle dell'app del momento.
Il gruppo di Zuckerberg sarebbe già impegnato nello sviluppo di un'applicazione con caratteristiche del tutto simili a quelle dell'app del momento.

Era inevitabile: i big del mondo online, social e hi-tech non sono rimasti indifferenti di fronte all’improvviso successo di Clubhouse e qualcuno è già al lavoro per inserirsi in quello che si è rivelato essere un mercato dal potenziale elevato. Tra questi c’è Facebook che, come segnalato da una voce di corridoio comparsa sulle pagine del New York Times, avrebbe messo in cantiere un “audio chat product”. Insomma, qualcosa di molto simile a un clone.

Clubhouse già nel mirino di Facebook: in arrivo il rivale

Lo stesso Mark Zuckerberg si è unito a una stanza (così vengono definiti i canali di comunicazione sull’app) per discutere di realtà virtuale e realtà aumentata. Non sono giunte conferme né smentite ufficiali sul progetto, ma il più classico dei “no comment” che non è poi così difficile da interpretare. Lo sviluppo sarebbe ancora alle fasi preliminari portato avanti per ora in gran segreto e non è dato a sapere quali siano le tempistiche per il lancio.

Non ci stupiremmo di vedere Facebook o altre realtà dello stesso calibro tentare la via dell’acquisizione con l’obiettivo di far propria un servizio e un marchio ormai piuttosto noti a livello globale. Al momento la valutazione di Clubhouse si aggira intorno al miliardo di dollari: una cifra importante, ma che di sicuro non spaventerebbe i vertici del social network in blu considerando quanto sborsato negli anni scorsi per allungare le mani tra gli altri su WhatsApp, Instagram e Oculus.

Tra coloro che hanno contribuito ad accrescere la popolarità dell’app nelle ultime settimane c’è anche Elon Musk, prendendo parte a una conversazione ospitata dalla piattaforma. La popolarità non è passata inosservata nemmeno in Cina dove il governo di Pechino ha deciso di bloccare l’accesso ai server per timore che lo strumento potesse essere impiegato al fine di discutere di argomenti ancora tabù nel paese.

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