Facebook, il nome e l'identità

Dopo mesi di polemiche, il social network concede che si possano utilizzare nomi diversi da quelli legali. Ma solo se si avrà una buona ragione
Dopo mesi di polemiche, il social network concede che si possano utilizzare nomi diversi da quelli legali. Ma solo se si avrà una buona ragione

Come promesso ormai da un anno, Facebook cambia le policy per la registrazione permettendo di spiegare contesto e situazioni per giustificare l’utilizzo di nomi diversi da quelli legali .

La pretesa di Facebook di obbligare i propri utenti ad utilizzare nomi reali alimenta una polemica annosa, esplosa con le accuse mosse da una drag queen statunitense: secondo Michael Williams, in arte Sister Roma, la policy con cui Facebook obbligava senza eccezioni a registrarsi utilizzando il nome scritto sui propri documenti oltre ad essere discriminatoria era pericolosa in quanto spesso dietro la scelta di un nome diverso vi è un serio bisogno di anonimato o la semplice volontà di allontanarsi da sofferenze, relazioni abusive o comunque un passato che si vuole dimenticare.

Anche per l’appartenenza di Sister Roma al gruppo di attivisti LGBT-friendly Sisters of Perpetual Indulgence (SPI) quell’episodio era finito per fare da cassa di risonanza della polemica e per spingere Facebook a rivedere in parte la sua posizione: pur ribadendo l’intenzione di distinguersi dal resto del Web caratterizzato dall’utilizzo di pseudonimi e anonimato, Facebook aveva annunciato la volontà di sviluppare nuovi strumenti per differenziare le situazioni in cui la differenza è da rispettare.
Tuttavia fino ad oggi questa era rimasta una promessa ed una scelta mai messa nero su bianco, insufficiente a spegnere la polemica.

Nel frattempo, peraltro, altre storie si erano andate ad intrecciare con quella di Sister Roma: in particolare quella di Zoe Cat, transessuale che sottolinea la contraddizione di Facebook che sponsorizzava la marcia per i diritti LGBT pur ostacolandoli nel loro diritto al nome .

Sulla questione è addirittura intervenuta l’autorità di Amburgo che vigila sulla privacy dei cittadini tedeschi che ha stabilito che il social network non può imporre ai propri utenti di manifestarsi in un profilo che rispecchi l’identità reale, né può arrogarsi il diritto di richiedere dei documenti di identità per verificare che i cittadini della Rete si adeguino alle sue regole: è Facebook a doversi attenere al rispetto delle regole del paese in cui opera (e che per esempio in Germania prevedono che un cittadino possa rappresentarsi con uno pseudonimo).

Le modifiche ora annunciate, che dovrebbero essere introdotte per dicembre , dunque, come spiega il dirigente di Facebook Alex Schultz, sono il frutto del dialogo condotto in questi mesi con le comunità e le organizzazioni che si occupano di tali temi e che hanno permesso al social network di capire che la politica del nome reale “non va bene per tutti” e che bisogna piuttosto parlare di volontà di far utilizzare un nome con cui si è conosciuti.

Questo per Facebook significa sia permettere di motivare la scelta di un determinato pseudonimo in modo tale da diminuire i ricorsi legati alla scelta dei nomi e poi facilitare il processo di verifica nel caso di dubbio, eliminando la necessità di inviare copia del proprio documento (una pratica che sembrava non piacere a diverse autorità locali).

Claudio Tamburrino

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