Facebook, sbloccato il caso Rushdie

Lo scrittore Salman Rushdie era stato tacciato come impostore perché il suo primo nome sui documenti è Ahmed. Crisi Facebook risolta via Twitter

Roma – Lo scrittore britannico Salman Rushdie potrà riempire Facebook di post autoriali: dopo essere stato per sbaglio bloccato, il social network gli ha riconosciuto il via libera.

Il problema ha avuto origine per la politica relativa ai nomi propri del social network: pur essendo famoso come Salman, questo è solo il suo secondo nome.
Così, registrandosi, gli amministratori di Facebook non lo hanno riconosciuto come nome reale e lo hanno bloccato come impostore .

Per riattivare il suo account l’autore che scala i vertici delle classifiche di vendita mondiali è stato costretto ad inviare una fotocopia del suo passaporto per provare la sua identità .
Tuttavia, il primo nome di Rushdie è Ahmed e con quel nome gli addetti alla sicurezza di Facebook gli avevano quindi sbloccato la pagina.

La situazione si era dunque rilevata sufficientemente stressante per l’autore da spingerlo a sfogarsi in maniera molto poco letteraria su Twitter : “Idioti, @MarkZuckerbergF? Stai Ascoltando?”.
Dopo lo sfogo, l’ironia: “Se F. Scott Fitzgerald fosse stato su #Facebook. l’avrebbero forse costretto ad essere Francis Fitzgerald? E F. Murray Abraham?”.

Proprio Twitter, peraltro, poco meno di un mese prima, aveva verificato che il suo account ufficiale era @salmanrushdie1 e non @SalmanRushdie , utente costretto dunque a cedere l’utilizzo del nome: ora l’account con l’1 finale indirizza nella bio al sito “fakesalmanrushdire.com”, mentre l’altro è diventato quello dello scrittore. Anche se, dal momento che nella bio fa riferimento a Braccio di Ferro, un minimo di confusione potrebbe restare.

Ora è proprio attraverso l’impiego di Twitter che l’autore è riuscito a far sbloccare la situazione. Ancora sul tecnofringuello è arrivata alla fine la soddisfazione per aver risolto la questione e aver ricevuto le scuse di Facebook: “Sono di nuovo Salman Rushdie. Mi sento così meglio. Una crisi di identità alla mia età non è affatto divertente. Grazie Twitter”.

Claudio Tamburrino

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