FBI: l'automotive è a rischio di hacking

Le autorità USA lanciano l'allarme sul rischio crescente di "exploit da remoto" per i veicoli ad alto contenuto tecnologico, ambito nel quale i casi da manuale già abbondano. Ormai per le auto occorre fare l'upgrade software come al PC

Roma – FBI e National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) pubblicano l’ennesimo annuncio di pubblico servizio riguardante i rischi alla cyber-sicurezza dei veicoli hi-tech, un mercato sempre più costretto a fronteggiare gli stessi problemi che angustiano gli utenti di PC da anni.

Le tecnologie connesse integrate nell’automotive più moderno aumentano la superficie di attacco, avvertono e autorità statunitensi, il pericolo può essere teorico ma anche molto pratico, come le cronache degli ultimi mesi stanno a dimostrare.

Non è passato un anno, infatti, da quando il gruppo FCA è stato costretto a richiamare milioni di vetture per installare una “patch” sul sistema di infotainment vulnerabile alla compromissione da remoto, per non parlare dei casi in cui i rischi per la vettura passano per le app dei gadget mobile come nel caso dei veicoli General Motors e del sistema OnStar RemoteLink.

La casistica delle vulnerabilità, dei richiami e degli studi che prendono di mira l’automotive cresce di continuo, e l’FBI si appella ai clienti finali affinché contribuiscano a “sanare” la piaga delle vetture vulnerabili informandosi e partecipando alle eventuali campagne di richiamo avviate dai produttori.

NHTSA mette a disposizione le proprie risorse online per tenere sempre aggiornati i clienti sulle suddette campagne di richiamo; inoltre, le autorità federali consigliano attenzione quando si apportano modifiche al software di bordo e nella valutazione di chiunque abbia la possibilità di accedere fisicamente all’auto.

Alfonso Maruccia

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