Il problema della discriminazione dell’IBAN è ben noto a chi si trova o lavora all’estero. Capita di veder rifiutato un pagamento o un accredito solo perché il proprio conto non è stato aperto nello stesso Paese in cui si sta tentando di effettuare o di ricevere la transazione, anche se all’interno della zona SEPA (Area unica dei pagamenti in euro). È una pratica nota, nonostante sia illegale, formalmente proibita dalle norme europee (articolo 9 del regolamento 260/2012). Il tema è stato al centro di un incontro organizzato da Altroconsumo e Satispay nella Sala Stampa della Camera dei Deputati.
Il tema della discriminazione dell’IBAN
Nel mese di febbraio, l’associazione ha lanciato una petizione firmata da circa 1.200 persone (ancora attiva) e una raccolta di segnalazioni (oltre 100 quelle inviate) a sostegno di un’azione coordinata, per far sì che le cose finalmente cambino. I feedback sono stati trasmessi a Banca d’Italia e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Nell’incontro di ieri, intitolato Stop alla discriminazione dell’IBAN: un diritto europeo da far rispettare, sono intervenuti Giulio Centemero (membro della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati), Francesca Squillante (responsabile della Direzione Credito, Assicurazioni, Poste, Servizi, Turismo e Sport dell’Antitrust), Francesca Provini, titolare della Divisione Strumenti e Servizi di Pagamento al Dettaglio di Banca d’Italia, Alberto Dalmasso (Founder e CEO di Satispay) e Federico Cavallo (responsabile relazioni esterne di Altroconsumo).

Dai dati raccolti emergono criticità sia per i pagamenti in entrata sia per quelli in uscita. Nella maggior parte dei casi i problemi riguardano la domiciliazione bancaria delle bollette per servizi come quelli di telefonia, energia, pedaggi, streaming e assicurazioni, ma anche l’accredito della pensione e dello stipendio e i versamenti con F24. La discriminazione dell’IBAN porta poi a incontrare difficoltà nella concessione di un finanziamento con rimborso rateale. Il fenomeno è stato osservato in particolare in Lussemburgo, Lituania e per i conti italiani associati a operatori esteri.
Spesso la causa è da ricercare nell’utilizzo del servizio SEDA (SEPA-compliant Electronic Database Alignment) da parte delle aziende. È uno standard opzionale italiano pensato per semplificare i processi. Se abusato, però, rischia di trasformarsi in un ostacolo per gli IBAN di altri Paesi. Per risolvere, spesso gli utenti si vedono costretti ad aprire un secondo conto, affrontando così spese aggiuntive.