Fotocamere reflex, se Nikon passa al full-frame

di A. Del Rosso - Indiscrezioni dicono che Nikon starebbe per lanciare la sua prima fotocamera DSLR professionale con sensore full-frame, grande quanto o poco meno il classico negativo da 35 mm. Se avverrà, quali saranno le conseguenze?

Roma – Si respira un clima di grande attesa nella comunità di fotografi amatori e professionisti fedeli allo storico marchio Nikon . La prossima mossa della celebre casa giapponese, che si appresta a lanciare una reflex digitale (DSLR) top di gamma, potrebbe infatti segnare una svolta di assoluto rilievo sia nelle strategie del produttore che nelle future scelte degli utenti.

La futura erede delle attuali fotocamere professionali D2X e D2H – da alcuni già battezzata D3 – dovrebbe essere annunciata a breve, ma sulla sua identità non si sa ancora nulla di certo. Secondo una nuova ondata di pettegolezzi , ben riassunta in questo post apparso sul blog di CNet , Nikon potrebbe riservare ai suoi utenti una grande sorpresa: l’adozione di un sensore in formato full-frame , ossia con dimensioni paragonabili a quelle del fotogramma della classica pellicola da 35 millimetri. In realtà certi rumor parlano di “quasi” full frame, ossia di un sensore appena più piccolo, con rapporto di 1:1,1.

Fino ad oggi Nikon aveva utilizzato nelle proprie DSLR esclusivamente sensori con formato DX (variante del formato generico APS-C ), la cui superficie (23,6 x 15,8 mm) è più piccola rispetto a quella di un negativo 35 mm. Tale scelta per altro contrasta con quella fatta dalla sua più diretta rivale, Canon , che nelle sue DSLR professionali EOS-1Ds Mark II ed EOS-5D ha invece già da tempo abbracciato sensori a pieno formato.

Un sensore più grande porta con sé indubbi vantaggi , tra i quali un ridotto rumore digitale, un numero di fotodiodi (pixel) tipicamente più elevato e, non per ultimo, la capacità delle ottiche di conservare la lunghezza focale convenzionale, ossia quella realmente dichiarata dal produttore: è noto come, con i sensori APS-C, le lunghezze focali degli obiettivi (35, 50, 80 mm ecc.) debbano essere moltiplicate per un fattore compreso tra 1,3 e 1,6 per ottenere i valori reali. Ad esempio, nel formato DX di Nikon, dove il fattore di adeguamento (in inglese “crop factor”) è pari a 1,5x, uno zoom 18-55 mm diventa equivalente ad un 27-82,5 mm. Se Nikon adottasse un formato “quasi” full-frame, resterebbe comunque un crop factor di 1,1x, che seppur piccolo impedirebbe il riallineamento delle lunghezze focali tra macchine analogiche e digitali. A mio avviso questa mossa avrebbe poco senso , soprattutto se Nikon la facesse con il solo scopo di distinguersi da Canon. In ogni caso, da qui in poi mi riferirò all’ipotetico sensore della D3 come ad un full-frame: si tenga però presente che in realtà questo potrebbe anche essere leggermente più piccolo.

Un eventuale passaggio di Nikon al full-frame, almeno per quel che riguarda la fascia di fotocamere professionali, farebbe tutti contenti? Probabilmente no. Va infatti considerato che nel frattempo diversi produttori di ottiche, tra cui la stessa Nikon, hanno introdotto sul mercato obiettivi specificamente progettati per i sensori APS-C : questi prodotti hanno lenti più piccole di quelle di un normale obiettivo per il formato 35 mm, e dunque non sono adatti per l’uso con DSLR full-frame o reflex analogiche (dove darebbero origine all’effetto vignettatura ).

Il timore dei possessori di tali ottiche, che generalmente costano dalle poche centinaia di euro ad oltre un migliaio, è che l’arrivo sul mercato di una DSLR Nikon full-frame intacchi il valore del loro investimento : ciò sarebbe ancor più vero se, come sostengono certi osservatori , presto o tardi tutte le DSLR digitali, incluse quelle consumer, adottassero sensori a pieno formato.

Se le voci si dovessero avverare, la mossa di Nikon getterebbe dunque più di un’ombra sulla longevità patrimoniale delle ottiche DX , vanificando in parte gli sforzi fatti da questa casa per conservare immutato nei decenni l’innesto a baionetta dei propri obiettivi Nikkor.

Va detto che l’ipotesi più probabile, tuttavia, è che Nikon migri ai sensori full-frame solo i suoi modelli professionali, conservando l’APS-C in tutti gli altri segmenti. Va del resto ricordato come Olympus e Kodak abbiano creato un formato ancor più piccolo, denominato Quattro Terzi (18 x 13,5 mm), specificamente pensato per le compatte prosumer e le DSLR entry-level. Ma anche in questo caso, la confusione resterebbe : Nikon dovrebbe infatti inziare a distinguere le lenti “solo DX” da quelle “DX e full-frame”.

Per quanto riguarda invece l’uso sulle fotocamere digitali di ottiche progettate per le analogiche , l’eventuale passaggio a sensori più grandi non cambia nulla: si poteva fare prima, pur con alcuni limiti (perdita di eventuali automatizzazioni ecc.) e compromessi qualitativi (le ottiche digitali sono infatti ottimizzate per far cadere la luce il più possibile perpendicolare al sensore), e si potrà ancora fare in futuro (sempre che l’innesto rimanga lo stesso).

Tornando sulle voci che circolano in questo periodo, secondo la rivista francese Reponses Photo la Nikon D3 avrà un sensore CMOS full-frame da ben 18,7 milioni di pixel , un valore che supererebbe, seppure di poco, anche i 16,7 milioni della Canon EOS-1Ds Mark II. Tale sensore porterebbe ancora la firma di Sony , l’azienda che già produce tutti i sensori utilizzati da Nikon: al contrario di Canon, infatti, Nikon non possiede fabbriche proprie.

Stando poi al sito Nikon Insider , la D3 dovrebbe arrivare sul mercato ad agosto. Qui è invece possibile vedere come Norm Olsen, un grafico professionista, ha immaginato il design della futura DSLR di Nikon.

Alessandro Del Rosso
Il blog di ADR

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