Francia: AdWords non clona

Nuova sentenza, stavolta della Corte di Cassazione francese: Google non può essere accusata di violazione di trademark concedendo agli emuli delle grandi marche di usufruire di AdWords
Nuova sentenza, stavolta della Corte di Cassazione francese: Google non può essere accusata di violazione di trademark concedendo agli emuli delle grandi marche di usufruire di AdWords

La Corte di Cassazione francese ha deciso in favore di Google per una serie di casi relativi a marchi sfruttati per campagne pubblicitarie condotte in rete.

Google si trovava a dover affrontare l’ accusa di violazione di marchi registrati perpetrata attraverso Adwords : accordare il permesso (o meglio non proibire) agli utenti del servizio di link sponsorizzati di utilizzare per la loro pubblicità anche parole e nomi registrati dai proprio concorrenti diretti avrebbe costituito secondo il marchio d’alta moda Louis Vuitton, secondo alcuni grandi marchi del turismo internazionale e secondo una catena di alberghi francese, una violazione della loro proprietà intellettuale.

Già a marzo, tuttavia, la Corte di Giustizia Europea aveva dichiarato Google non colpevole relativamente a tali casi: in seguito a tale decisione (e tenendone conto) la Francia, dove i casi erano stati avviati e avevano fatto segnare una prima condanna del motore di ricerca, aveva dovuto riaprire la questione. Alla fine la Corte di Cassazione ha deciso, come già aveva fatto un giudice statunitense: Mountain View non viola alcun trademark .

“La Corte francese – si legge in un post di Google – ha inequivocabilmente giudicato che non vi sia stata alcuna violazione di marchi, e nessuno può, leggendo la sentenza, avere ancora qualche dubbio”. Dismesse anche le accuse di concorrenza sleale e pubblicità ingannevole mosse nei confronti di Google.

Restano , invece, le responsabilità degli inserzionisti che hanno utilizzato determinate parole con l’intento di ingannare il consumatore confondendo tra prodotti originali e non. Su questo e sull’eventuale responsabilità civile di Google conseguente a tale utilizzo potrà esprimersi la Corte d’appello.

Claudio Tamburrino

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