Francia, iPod sotto accusa

L'industria musicale sostiene che Apple si rifiuta di pagare l'imposta che già pesa su hard disk, cassette, CD ed altri supporti digitali offerti dal mercato. Minacciata una denuncia formale
L'industria musicale sostiene che Apple si rifiuta di pagare l'imposta che già pesa su hard disk, cassette, CD ed altri supporti digitali offerti dal mercato. Minacciata una denuncia formale


Parigi – La Società degli autori, compositori ed editori di musica francesi, SACEM , ha fatto sapere di essere sul punto di denunciare formalmente Apple per quello che ritiene essere il mancato rispetto delle normative nazionali sui supporti digitali.

In particolare si ritiene che Apple debba sottostare a quell’imposizione tributaria che in Francia colpisce i supporti che possono essere sfruttati per copiare musica. Nello specifico, si parla di hard disk, cassette, CD o DVD vergini e via elencando.

La colpa di Apple sarebbe dunque quella di commercializzare l’iPod, il celebre player musicale dell’azienda che dispone di un hard disk, senza riconoscere il dovuto. Secondo SACEM, Apple ha più volte rifiutato di pagare. Se ciò non cambierà, la società, equivalente francese della SIAE italiana, afferma di “non avere altra scelta che ricorrere immediatamente al tribunale per assicurare che i diritti degli artisti, dei compositori e dei produttori vengano rispettati”.

Va detto che la legislazione francese che impone questo particolare tributo, una legislazione che trova corrispondenze quasi identiche anche in altri paesi europei, tra cui l’Italia, è stata estesa agli hard disk già nel 2002. Da allora i produttori di player con hard disk si trovano a pagare un tot a seconda della dimensione dei dischi stessi.

Nel caso di Apple, SACEM sostiene che nel corso dell’ultimo anno Apple abbia venduto 20mila iPod nel paese, i cui hard disk avevano dimensioni variabili tra i 10 e i 40 gigabyte. Se si considera che per un iPod da 550 euro la tassa sarebbe di 20 euro ci si rende conto della somma che è coinvolta in questa disputa. SACEM ha anche specificato che nel 2003 ha raccolto dai diversi produttori di hard disk e altri supporti digitali vergini la bellezza di 150 milioni di euro.

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10 03 2004
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