Frode sui click, Google pagherà

Si conclude la class action lanciata da alcuni inserzionisti statunitensi del programma Google AdSense. Accettato dal tribunale il pagamento di un risarcimento. BigG rilancia la guerra totale ai click fraudolenti

Texarkana (USA) – La class action lanciata da alcuni inserzionisti affiliati al programma Google AdSense si è conclusa con un vero e proprio record: il motore di ricerca californiano risarcirà gli inserzionisti , quasi tutti provenienti dall’Arkansas, con 90 milioni di dollari . L’esito della class action, una “causa collettiva”, potrebbe provocare altre azioni in altri stati americani.

Il tribunale locale ha approvato l’opzione del risarcimento, pattuita dai legali di Google come extrema ratio dopo una lunghissima trattativa con i soggetti coinvolti nel caso. In un primo tempo, Google aveva proposto un risarcimento sotto forma di visibilità gratuita per gli inserzionisti gabbati dalle cosiddette frodi sui click , il più grande problema che affligge il modello pubblicitario pay per click .

Gli avvocati di Google, che sin dal 2001 è riuscito a generare profitti per 15,7 miliardi di dollari grazie al marketing online, hanno accolto con relativa soddisfazione l’esito del caso: “Cogliamo questa occasione per ribadire il nostro impegno nella lotta ai click non validi”, ha detto l’avvocatessa Nicole Wong, “così da offrire ottimi risultati ai nostri inserzionisti”. Negli ultimi tempi, Google ha lanciato un sistema di monitoraggio dei click non validi integrato nell’interfaccia gestionale dei clienti AdSense.

Alcuni esperti statunitensi hanno quantificato i danni causati dai click fraudolenti in circa 1,3 miliardi di dollari : il 14% di tutti i click conteggiati da sistemi come AdSense, secondo l’istituto di ricerca Outsell , sarebbero fasulli. Gli inserzionisti affiliati a programmi promozionali pay per click cadono spesso sotto i colpi delle cosiddette botnet .

Si tratta di grandi reti telematiche, composte da terminali infettati da remoto, adibiti a “gonfiare” gli introiti degli editori digitali: secondo il modello pay-per-click , infatti, gli inserzionisti devono pagare il fornitore del servizio e gli editori coinvolti in base al numero di visite ricevute attraverso gli spazi pubblicitari messi online.

Tommaso Lombardi

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  • thomas locatelli scrive:
    cane
    bello
  • Anonimo scrive:
    NON INSTALLATELO IN THUNDERBIRD!!!!
    1)Installato sulla nuova versione (1.5.0.5.)2)Aperto 1 volta. schermata bianca 3)Non si apre più. Mi resta nelle applicazioni con 54 mega di ram occupata ma non da segno di vita4)riavviato il pc (xp Pro+ sp2+tutti add) Stesso problemaCRISTOOOOOOOOOOO
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