Gates: Orwell si è sbagliato

Il chairman Microsoft elogia le capacità della tecnologia di offrire nuovi strumenti di sicurezza, da Palladium in su, ma anche di fornire adeguate protezioni alla privacy delle persone. Uno scenario, dice, che Orwell non ha contemplato

Washington (USA) – Lasciatevi alle spalle i timori di un futuro orwelliano, dove la tecnologia consente il controllo degli individui come in “1984”, perché la tecnologia vuol dire sicurezza ma vuol dire anche garanzie per la privacy. Questa, in sintesi, la posizione espressa dal chairman Microsoft Bill Gates ieri, in occasione di una conferenza sulla sicurezza a Washington.

Riferendosi alle imponenti critiche sociali contenute nell’opera di George Orwell e al peso che hanno avuto fin qui gli scenari descritti dal celebre romanzo “1984”, Gates ha spiegato che la visione del futuro di Orwell, quella di un futuro controllato dal Grande Fratello “non ha preso corpo e non credo che mai si realizzerà”.

La fiducia del fondatore della maggiore softwarehouse del mondo è evidente. Parlando dell’iniziativa Thrustworthy Computing varata da Microsoft e della Next-generation secure computing Base ( aka “Palladium” ), Gates ha spiegato che “queste tecnologie possono rendere il nostro paese più sicuro e prevenire allo stesso tempo la visione da incubo di George Orwell. Orwell non ha preconizzato come la tecnologia possa essere usata per proteggere la privacy. Il fatto che la tecnologia possa proteggere tanto la sicurezza quanto la privacy tutelando i sistemi informativi e l’informazione che contengono è un dato positivo”.

Gates ha spiegato che Microsoft “sta lavorando con una grande varietà di partner sul fronte hardware e su quello software per fornire un alto livello di protezione contro i virus di domani, contro le minacce dei cracker o di chiunque intenda acquisire informazioni personali o proprietà digitali con intenti malevoli”.

Una tazza in mano a George Orwell Gates nel suo intervento alla conferenza del CSIS (Center for Strategic and International Studies) non ha esplicitamente fatto riferimento al contestatissimo progetto “Terrorist Information Awareness” del Pentagono (già noto come “Total Information Awareness” ) ma ha affermato che è sicuramente importante che i dati raccolti dalle diverse agenzie di sicurezza che fanno capo all’ufficio centrale dell’Homeland Security di Washington debbano poter essere confrontati e utilizzati.

“Siamo orgogliosi – ha concluso – di essere coinvolti nell’iniziativa che intende connettere una parte consistente della sicurezza federale in un network nazionale di condivisione dell’informazione e analisi di intelligence”.

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