L’ultimo World Happiness Report ha acceso ancora una volta i riflettori sui possibili effetti che la vita digitale ha sul benessere degli utenti. Lo studio raccoglie i dati provenienti da numerose fonti a livello globale e sottolinea come l’uso intenso dei social network costituisca un fattore di rischio per la salute dei più giovani, registrando una maggiore incidenza in Europa occidentale e in Nord America.
In queste aree, infatti, la felicità dei giovani appare vertiginosamente in calo negli ultimi quindici anni. Un periodo che corrisponde alla crescente diffusione delle piattaforme social e delle tecnologie digitali. Sebbene il fenomeno non possa essere attribuito a una singola causa, il report evidenzia come l’aumento della “vita connessa” giochi un ruolo significativo in tale ambito.
I servizi di messaggistica sono più innocui rispetto ai social classici
Lo studio ha preso in esame le informazioni raccolte dal Programme for International Student Assessment (PISA), che include oltre 270.000 ragazzi tra i 15 e i 16 anni di 47 nazioni differenti. In base a quanto è emerso, nei Paesi occidentali i giovani che trascorrono più di sette ore al giorno sui social riportano livelli di benessere nettamente inferiori rispetto a chi li utilizza per meno di un’ora. La differenza è particolarmente marcata tra le ragazze rispetto ai ragazzi, soprattutto in Europa occidentale in cui il divario arriva quasi a un punto su una scala da 0 a 10.
Lo studio evidenzia, inoltre, una differenza generazionale con un calo della felicità concentrato tra gli under 25, in particolare in USA, Canada, Australia, Nuova Zelanda e nell’Europa occidentale. In queste aree i giovani risultano tra i meno soddisfatti al mondo.
Tuttavia, dal punto di vista tecnologico si evince che non tutte le piattaforme digitali hanno lo stesso effetto. I social network basati su algoritmi che, ad esempio, privilegiano feed personalizzati, contenuti virali e influencer, risultano associati a livelli più bassi di soddisfazione. Al contrario, le piattaforme orientate all’apprendimento, alla creazione di contenuti o alla comunicazione diretta, tra cui i servizi di messaggistica, tendono ad avere un impatto maggiormente positivo sul benessere della persona.
Un altro aspetto cruciale riguarda l’atteggiamento degli utenti rispetto alle piattaforme. Uno studio condotto su un campione di studenti universitari statunitensi ha rivelato che la maggior parte degli intervistati preferirebbe vivere in un mondo senza social. Ciononostante, la pressione sociale è talmente forte che risulta difficile rinunciarvi in toto. Insomma, si sceglie di rimanere connessi non per una volontà individuale bensì perché “tutti gli altri lo fanno”.
I possibili rischi per la salute psicologica
Dal punto di vista dei rischi legati all’ecosistema digitale sono presenti problematiche purtroppo note come cyberbullismo, sextortion e forme di dipendenza da cui possono scaturire, com’è facile intuire, veri e propri danni psicologici. In più, la costante esposizione e il meccanismo tipico degli ultimi anni nel dover essere “sempre online e raggiungibili” favorisce l’aumento di stress e ansia.
Interessante è, infine, la dimensione geografica del fenomeno. In regioni come America Latina e Medio Oriente infatti, l’uso dei social è altrettanto diffuso ma il calo del benessere nella fascia più giovane è meno evidente. Questo suggerisce che il contesto sociale, culturale e il modo in cui la tecnologia viene integrata nella vita quotidiana giocano un ruolo determinante.
Il tema della salute psicologica legato ai social continuerà probabilmente a far discutere nei prossimi anni. Non sono mancati di recente alcuni provvedimenti per proteggere soprattutto i più giovani dagli effetti considerati dannosi.
Da qualche mese in Australia l’età minima per l’iscrizione alle principali piattaforme è stata alzata a 16 anni. Allo stesso modo in Europa cresce l’attenzione per regolamentare l’accesso alle piattaforme digitali, con proposte che puntano a fissare limiti più severi per i l’utilizzo dei social da parte dei minori al fine di tutelare il loro benessere.