Germania, baby smartwatch al bando

Gli orologi intelligenti realizzati per la gioia dei bambini, ma con funzioni di monitoraggio ambientale a distanza per genitori apprensivi, sono stati messi al bando dalle autorità tedesche per violazione della privacy altrui e mancanza di sufficienti livelli di sicurezza
Gli orologi intelligenti realizzati per la gioia dei bambini, ma con funzioni di monitoraggio ambientale a distanza per genitori apprensivi, sono stati messi al bando dalle autorità tedesche per violazione della privacy altrui e mancanza di sufficienti livelli di sicurezza

Il Bundesnetzagentur, l’agenzia federale tedesca che vigila sulle telecomunicazioni, ha annunciato la messa al bando di alcuni smartwatch pensati per i bambini con funzionalità di monitoring one-way .


La decisione, emessa lo scorso 17 Novembre, parla di diversi modelli di smartwatch, definiti veri e propri “dispositivi di spionaggio”: tali dispositivi – smartwatch dodati di SIM card e con limitate funzioni telefoniche – tramite l’utilizzo di un’app permettono ai genitori di ascoltare i rumori dell’ambiente in cui si trova il bambino, e ciò secondo il Presidente dell’agenzia federale Jochen Homann costituisce “un sistema di trasmissione non autorizzato”.

Per quanto, infatti, i dispositivi di monitoring siano di uso comune come device per l’infanzia, spesso sotto forma di semplici walkie talkie (uno dei quali lasciato nella stanza del bambino su cui vigilare), l’uso di un’app e di un dispositivo camuffatto in un orologio che non avverte dell’invio costante dei dati registrati rappresenterebbe una minaccia non trascurabile alla privacy , anche considerando che i nuovi device sono indirizzati ai bambini tra i 5 e i 12 anni e che pertanto tali device circolano fuori dalle case e in luoghi pubblici, permettendo a chi controlla l’app di registrare conversazioni e rumori di persone ignare di tutto ed estranee alle intenzioni (seppur comprensibili e giustificabili) dei genitori più ansiosi.

Per questo l’agenzia tedesca ha deciso il bando di tali device, invitando i genitori che li hanno acquistati per la sicurezza dei propri pargoli a distruggerli immediatamente e chiesto anche agli insegnanti di fare attenzione al loro utilizzo in classe .

A tale paura, peraltro, si aggiunge quella legata alla sicurezza dei dati così raccolti: i dispositivi non sembrano infatti garantire standard adeguati sia nella trasmissione che nella conservazione dei dati. Secondo la ricerca effettuata su tali dispositivi dal Norwegian Consumer Council su istruzioni della European Consumer Organisation (BEUC) tali dati sarebbero addirittura utilizzati e conservati senza alcuna cifratura.

Sulla scorta di tale ricerca, BEUC chiede che le istituzioni europee intervengano legislativamente stabilendo standard di sicurezza obbligatori per i prodotti connessi alla rete . Interessante, sul punto, notare tuttavia che in mancanza di tali normative ad hoc da applicare al mercato dei dispositivi che rientrano nella cosiddetta Internet of Things le autorità hanno potuto efficacemente applicare le normative vigenti in materia di privacy adattandole alle nuove fattispecie.

Claudio Tamburrino

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