Getty contro Google, il copyright passando per l'antitrust

Accusa il motore di ricerca di abusare della propria posizione dominante, rendendo superflua la consultazione dei siti in cui le immagini sono pubblicate, e di incoraggiare gli utenti alla pirateria: l'agenzia fotografica si rivolge alla Commissione Europea

Roma – Google abusa della propria posizione dominante nel settore dei motori di ricerca in Europa offrendo ai cittadini della Rete accesso a immagini di ogni tipo, senza passare per i siti dei detentori dei diritti, senza contromisure che scoraggino l’appropriazione dei contenuti: Getty, la maggiore agenzia fotografica su scala mondiale, è tornata a rivolgersi alla Commissione Europea nel contesto della indagini antitrust in corso, per presentare le proprie accuse nei confronti della sezione dedicata alle immagini del search engine di Mountain View.

Getty, nel giugno scorso, aveva ottenuto dalle autorità europee l’ammissione a presentare le proprie rimostranze in qualità di terza parte interessata. Da sempre aggressiva nella tutela del proprio business, come dimostrano le iniziative adottate per non rinunciare alla propria posizione sul mercato online, si era affiancata agli operatori che da anni denunciano i presunti abusi di Google nel privilegiare i propri servizi ai danni dei motori di ricerca verticali. L’Europa, prima ancora delle accuse formali formulate rispetto ad Android, aveva chiamato in causa Mountain View per i propri servizi di ricerca, ma limitatamente al servizio di comparazione dei prezzi Google Shopping. Getty auspica di far valere le proprie ragioni nel solco del search, mercato che l’antitrust europeo ha accettato di prendere in esame nelle sue numerose diramazioni.

L’agenzia fotografica concentra le proprie rimostranze sugli aggiornamenti operati da Google al proprio motore di ricerca nel 2013: accantonata la questione delle anteprime che ha tenuto banco per anni, Getty si concentra sulle immagini ad alta risoluzione che il motore di ricerca restituisce ai propri utenti, “scoraggiandoli dal consultare i siti da cui sono tratte e rubando loro traffico”. Getty ammette in sostenza il valore della visibilità offerta da Google , ma lo ritiene vano se il motore di ricerca non opera da gatekeeper indirizzando gli utenti verso i siti a cui attinge, limitandosi invece a presentare sui propri domini contenuti pienamente fruibili.

Pienamente fruibili, senza condizioni e diritti d’autore da rispettare: “L’attuale interfaccia di Google Immagini – denuncia inoltre l’agenzia – promuove la pirateria da clic col destro rendendo immediatamente disponibili le immagini, senza necessità per l’utente di rivolgersi al sito di origine per apprendere quale licenza debbano richiedere e quali permessi debbano ottenere per usare l’immagine in questione”.

Questa configurazione del motore di ricerca che “trasforma gli utenti in pirati inconsapevoli”, spiega Getty, permette a Google di “rafforzare il proprio ruolo di motore di ricerca dominante, mantenendo il proprio monopolio sul traffico, sul coinvolgimento degli utenti e sull’advertising”. La denuncia in chiave antipirateria di Getty è giustificata dalla necessità di garantire un futuro ad un mercato competitivo e creativo, motivo per cui l’agenzia si è rivolta alle autorità antitrust: “Google minaccia l’innovazione e mette a rischio la possibilità degli artisti di finanziare la creazione di importanti opere future”.

“Vogliamo che Google torni ad operare come uno strumento di ricerca – rivendica la rappresentante di Getty Yoko Miyashita sulle pagine di Time – e non continui ad operare come un sostituto degli editori”. Sarà la Commissione Europea a soppesare il caso e a decretare se la segnalazione dell’agenzia fotografica sia sostenibile, anche dopo che Mountain View, tre anni fa, aveva suggerito a Getty la soluzione robots.txt , per negare l’indicizzazione o l’alternativa del watermarking per proteggere i propri contenuti. Getty ritiene non si tratti di soluzioni accettabili: la mancata indicizzazione non farebbe che emergere immagini pirata e il watermarking viene penalizzato da Google nei propri algoritmi per la presentazione dei risultati.

Gaia Bottà

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