Google e i chip fatti in casa

Secondo i rumors al Googleplex sognano processori ARM a basso consumo costruiti su misura per i server di Mountain View. Ma Intel e il mondo x86 non staranno certo a guardare
Secondo i rumors al Googleplex sognano processori ARM a basso consumo costruiti su misura per i server di Mountain View. Ma Intel e il mondo x86 non staranno certo a guardare

Le solite fonti anonime, ma ben informate sui fatti, riferiscono a Bloomberg sulla possibilità che Google decida di impegnarsi in un passaggio dalla portata quasi storica. Vale a dire l’avvio della produzione in casa di chip basati su architettura ARM, destinati a essere impiegati nei CED che fanno girare i servizi telematici offerti dal colosso statunitense di search e advertising.

A fare la soffiata è un uomo interno a Google, secondo la cui opinione nulla è stato ancora deciso e tutto può cambiare in ogni momento: progettandosi i chip in casa, questo il ragionamento offerto dalla fonte anonima, Mountain View potrà giovare della stessa integrazione tra hardware e software che caratterizza il business dei maggiori produttori di gadget mobile come Apple e Samsung.

Al momento i data center di Google fanno girare rack custom – questi si, progettati da Google stessa – basati sui tradizionali chip x86 prodotti da Intel e AMD, ma non è un mistero che il mondo enterprise guarda da tempo con interesse alla possibilità di integrare la tecnologia ARM a 64bit – presto in arrivo sul mercato – sui sistemi server.

Intel detiene il 95 per cento delle quote di mercato delle CPU per sistemi server (le briciole sono di AMD), evidenzia Bloomberg, e Google rappresenta il quinto maggior cliente di Santa Clara. Una eventuale defezione di Mountain View potrebbe quindi portarsi via il 4,3 per cento degli interi ricavi del produttore statunitense. Ma quest’ultimo non sta certo a guardare e si è già preparato alla transizione verso tecnologie a risparmio energetico con Quark, Atom ultra-efficienti e qualche altro asso nella manica da sfoderare al momento giusto.

Alfonso Maruccia

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13 12 2013
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