Google e le app porno-pubblicitarie

Mountain View ha rimosso alcune decine di app colpevoli - tra le altre cose - di visualizzare advertising pornografico, prendendo per di più di mira gli utenti più giovani
Mountain View ha rimosso alcune decine di app colpevoli - tra le altre cose - di visualizzare advertising pornografico, prendendo per di più di mira gli utenti più giovani

Roma – I ricercatori di Check Point hanno identificato una nuova minaccia per gli utenti di Android chiamata AdultSwine, una genìa di codice malevolo che ha infettato alcune app molto popolari e che può, nel più benevolo dei casi, esporre gli utenti minori a tipologie di contenuti a dir poco sconvenienti.

I tre payload malevoli di AdultSwine comprendono infatti la visualizzazione di advertising a tema pornografico, il tentativo di spingere gli utenti a installare app di sicurezza fasulle, oppure l’invito – del tutto camuffato – ad abbonarsi a servizi telefonici “premium” a pagamento.


Google e le app porno-pubblicitarie

La visualizzazione di banner pornografici è probabilmente la “funzionalità” meno apprezzata dagli utenti, soprattutto nei casi di genitori di figli minorenni: lo scorso novembre, una recensione lasciata da un genitore per una delle app infette si lamentava dell’esposizione del figlio di quattro anni alla pubblicità porno.

Altrettanto pericolosa, per i minori e non solo, è poi la visualizzazione di un falso allarme di infezione in corso che invita a installare app di “sicurezza” aggiuntive, mentre colpiscono soprattutto il portafogli i pop-up che invitano al completamento di un quiz per ricevere un premio (ironicamente un iPhone): in realtà, comunicando il proprio numero di telefono, l’utente viene registrato a un servizio telefonico a pagamento con tutti gli effetti deleteri che la cosa comporta.

Il numero di app risultate infette da AdultSwine ammonta a circa 60, con download che oscillano fra i 3 e i 7 milioni e un target spesso giovanissimo come nel caso di McQueen Car Racing Game . Tutte le app infette sono state ora rimosse, ha comunicato Google.

Alfonso Maruccia

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17 01 2018
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