Google: noi siamo contro i pop-up

Il motore risponde alle critiche e sostiene di non aver mai attivato banner pop-up sulle proprie pagine e di non avere alcuna intenzione di farlo in futuro. I fatti
Il motore risponde alle critiche e sostiene di non aver mai attivato banner pop-up sulle proprie pagine e di non avere alcuna intenzione di farlo in futuro. I fatti


Web – Google è contro i banner pop-up perché li trova fastidiosi e inopportuni e in un documento ufficiale nega di aver mai ospitato questo genere di pubblicità o di avere intenzione di farlo in futuro.

Lo “statement” pubblicato nelle scorse ore da quello che sta rapidamente conquistando la leadership dei motori di ricerca in rete, rappresenta una risposta ad alcune critiche che erano emerse sui newsgroup. Molti avevano infatti lamentato la presenza su Google di banner pop-up e pop-under, pubblicità che aprono cioè nuove finestre e che rappresentano da sempre una delle tipologie di “webspot” più invise agli utenti.

“Google – spiega il documento pubblicato dall’azienda – non consente la pubblicazione di pubblicità pop-up di qualsiasi genere sul proprio sito. La troviamo fastidiosa”. Ma perché alcuni utenti lamentano di avercela trovata? Secondo Google ci sono alcune ragioni per le quali questo può essere accaduto.

La prima è l’essere arrivati su un sito la cui URL è simile a quella di Google. Secondo l’azienda, infatti, capita che degli “squatter” prendano domini simili a quello del motore e infestino i siti costruiti su quei domini con spot e pubblicità invasiva.

Altra possibilità, secondo Google, è la visita di un sito che ha lanciato un pop-under, una finestra che si colloca sotto le finestre del browser e che viene visualizzata dall’utente solo quando chiude le altre finestre. Un tipo di banner che non è sempre facilmente riconducibile al sito che lo pubblica.

Ancora, secondo Google, è possibile incontrare quella pubblicità se si hanno installati programmi di condivisione musicale, come BearShare o AudioGalaxy, che “possono aver installato anche altri software”. Secondo Google quelle sono vere e proprie “time bomb” che possono presentare in momenti e tempi diversi pop-up invasivi.

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31 01 2002
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