Tra i primi obiettivi colpiti dalla controffensiva dell’Iran all’inizio del mese, dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele, figurano anche i data center AWS situati in Medio Oriente. È successo a inizio marzo, è accaduto di nuovo ieri. Amazon ha confermato che la sua region nel Bahrein ha subito delle interruzioni in conseguenza di un attacco con droni che ha interessato l’area.
Nuovo attacco ai data center AWS nel Bahrein
Non è chiaro se l’infrastruttura cloud sia stata presa di mira direttamente o se sia rimasta coinvolta in un’azione perpetrata nelle vicinanze. L’azienda è al lavoro per spostare i dati dei clienti in altre location. Non ci sono informazioni più precise in merito ai danni causati né una previsione sulla tempistica del ripristino.
Poiché questa situazione è in continua evoluzione e, come già comunicato in precedenza, chiediamo a coloro che hanno carichi di lavoro nelle regioni interessate di continuare a migrare verso altre location.
A inizio marzo erano stati colpiti data center situati sia nel Bahrein sia negli Emirati Arabi Uniti. Nei giorni seguenti è arrivata quella che può essere definita come una sorta di rivendicazione (termine a dire il vero un po’ fuori luogo, considerando il contesto bellico in corso), con l’Iran che avrebbe scelto di prendere di mira AWS perché offre supporto alle attività militari degli Stati Uniti.
La guerra ai tempi del cloud (e dell’AI)
Le modalità di collaborazione tra il Pentagono e i giganti del cloud e dell’intelligenza artificiale sono finite sotto la lente d’ingrandimento dall’inizio della guerra. L’esempio più emblematico è quello relativo alla partnership con OpenAI che ha gettato cattiva luce sull’organizzazione di Sam Altman rivelandosi un boomerang a livello mediatico. Molti utenti hanno deciso di dire addio a ChatGPT per una questione di principio. I concorrenti Gemini di Google e Claude di Anthropic ringraziano.