Guerra preventiva contro Gmail

Privacy International denuncia il servizio anche in Italia lanciando accuse pesanti e circostanziate contro un apparato che a suo parere viola le normative europee e non solo. Esposti in 15 paesi
Privacy International denuncia il servizio anche in Italia lanciando accuse pesanti e circostanziate contro un apparato che a suo parere viola le normative europee e non solo. Esposti in 15 paesi


Londra – Una raffica di esposti e segnalazioni in tre continenti: così la notissima associazione Privacy International ha voluto mettere a segno un nuovo colpo alla propria battaglia contro un servizio che deve ancora essere ufficialmente lanciato: la posta elettronica da un gigabyte di spazio di Google . Un servizio i cui contorni, nell’analisi dell’associazione, divengono di giorno in giorno più inquietanti.

Gmail , questo il nome del servizio, è finito nel fuoco delle polemiche fin dal suo primo apparire ma ora Privacy International ha messo la propria firma sotto denunce presentate in 15 paesi europei, tra cui l’Italia, in Canada e in Australia.

“Privacy International – ha affermato ai reporter l’organizzazione – sostiene che Gmail viola le leggi sulla privacy, in Europa e non solo. L’esposto mette nero su bianco una serie di possibili violazioni delle normative dell’Unione Europea”.

Ma cos’è che ha suscitato l’indignazione di tanti e di Privacy International al punto da spingere a tutto questo la celebre associazione che da anni combatte lotte importanti per i diritti digitali e non solo?

Nell’esposto si prende di mira l’ inserimento di advertising nelle pagine delle mailbox in quanto, come Google ha spiegato, sarebbe frutto di una lettura dei contenuti dei messaggi per calibrare la pubblicità al meglio. Lettura che però, e ciò non è secondario, verrebbe eseguita esclusivamente, secondo Google, da software specializzati.

Dov’è l’ inghippo ? Secondo l’associazione, le pubblicità mirate non apparirebbero soltanto all’utente interessato ma anche ai suoi contatti : se due utenti Gmail scrivono tra di loro, sostiene l’organizzazione, ciascuno viene a conoscenza delle pubblicità targetizzate che appaiono all’altro e, conseguentemente, si verifica un buco nella riservatezza . Un buco che potrebbe offrire informazioni su dove si trovi un utente, in quale paese o quale città, quali siano i suoi interessi, gusti e via dicendo.

L’associazione se la prende poi con il fatto che il contratto che Google propone ai suoi abbonati può essere modificato in qualsiasi momento , una situazione che sarebbe in contrasto con le attuali normative e, anzi, secondo Privacy International potrebbe trarre in inganno il consumatore.

L’organizzazione poi avverte che il quadro complessivo delle rilevazioni di Google sugli utenti è particolarmente invasivo da sempre. A suo dire, tra cookies ed altri sofisticati strumenti di analisi, il portalone della ricerca è in grado di vendere ai propri inserzionisti targetizzazioni di grande precisione.

Altre critiche vengono poi rivolte alla sicurezza dei dati , che Google non garantisce, al fatto che Google mantiene a sé per contratto il diritto di investigare sull’uso del servizio da parte di un utente qualora lo ritenga necessario per accertare possibili violazioni al contratto di servizio.

Ma uno degli elementi più pesanti nell’analisi presentata nei diversi paesi è che la policy di Google consente la trasmissione dei contenuti delle email in caso di richiesta non solo delle autorità giudiziarie ma anche dei governi (negli USA, per esempio, vige il Patriot Act che consente alla Difesa di acquisire questo genere di informazioni). Il tutto, per i cittadini europei, canadesi o australiani, in contrasto aperto con le normative vigenti nei propri paesi.

Va detto, comunque, che Google nei giorni scorsi ha dimostrato una qualche disponibilità a modificare i termini di servizio di Gmail.

Per visionare le 13 pagine della denuncia di Privacy International si può aprire un documento.pdf che le riporta integralmente .

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20 04 2004
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