Il ban USA di Huawei rimandato di altri tre mesi

Terzo rinvio per l'entrata in vigore del ban di Huawei negli Stati Uniti: la nuova scadenza è ora fissata per il 16 febbraio 2020.
Terzo rinvio per l'entrata in vigore del ban di Huawei negli Stati Uniti: la nuova scadenza è ora fissata per il 16 febbraio 2020.

Un documento pubblicato dal Dipartimento del Commercio statunitense sposta ancora più in là l’entrata in vigore definitiva del ban di Huawei conseguente all’introduzione dell’azienda cinese nella Entity List degli USA. La nuova scadenza è fissata per il 16 febbraio 2020.

Terzo rinvio per il ban USA di Huawei

Si tratta della terza proroga, dopo quelle di maggio e agosto. La società di Shenzhen, così come le sue affiliate e sussidiarie, avrà dunque a disposizione altri tre mesi per continuare a collaborare con le aziende d’oltreoceano acquisendo tecnologie e componenti da integrare nei propri servizi e prodotti. Tra questi anche i dispositivi commercializzati nel territorio mobile o per dirla in termini più semplici gli smartphone Android che potranno almeno per qualche altro mese contare sul supporto ufficiale fornito da Google.

Ieri erano circolate voci in merito a un possibile rinvio di 14 giorni, periodo da alcuni ritenuto sufficiente per consentire a Stati Uniti e Cina di firmare un accordo preliminare così da porre fine a una guerra commerciale che va avanti ormai da oltre un anno e che seppur indirettamente coinvolge anche il business di Huawei negli USA.

Concludiamo riportando in forma tradotta la dichiarazione attribuita a un portavoce della società che sottolinea come l’ennesimo slittamento del ban USA di fatto non porterà a cambiamenti nella strategia adottata dal gruppo per far fronte alla situazione: l’azienda continua a respingere con fermezza qualsiasi accusa relativa a pratiche di spionaggio o le ipotesi legate a una sua presunta stretta collaborazione con il governo di Pechino.

Estendere la Temporary General Licence non avrà in alcun modo un impatto sostanziale sul business di Huawei. La decisione non cambia il fatto che Huawei continui ad essere trattata in modo ingiusto.

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