Il Codacons interviene sul caso Huawei-Google

L'associazione che si batte per la difesa dei consumatori minaccia una class action legata all'impossibilità di aggiornare i dispositivi Huawei.
L'associazione che si batte per la difesa dei consumatori minaccia una class action legata all'impossibilità di aggiornare i dispositivi Huawei.

Ieri la notizia che ha scosso gli equilibri dell’universo mobile: Google ha annunciato la sospensione della licenza per il sistema operativo Android sulla base della quale Huawei ha fino ad oggi prodotto e commercializzato i suoi dispositivi. Una decisione conseguente all’ingresso dell’azienda cinese nella Entity List degli Stati Uniti e che andrà inevitabilmente a impattare anche sugli utenti. Sulla vicenda è intervenuto il Codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell’Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori).

Huawei-Google, interviene il Codacons

L’associazione italiana minaccia una class action, poiché quanto accaduto potrebbe avere conseguenze “che vanno dalla mancanza di alcuni servizi Google all’impossibilità di eseguire aggiornamenti di sicurezza sugli smartphone, fino alla limitazione delle funzionalità”. Ricordiamo che Huawei ha già assicurato la volontà di continuare a offrire update e supporto post-vendita per le unità già sul mercato e per quelle in fase di distribuzione. Per i modelli che arriveranno in futuro è invece probabile l’assenza di Play Store e delle applicazioni di bigG. Non è da escludere l’ipotesi che possano essere basati su un sistema operativo proprietario, inedito e diverso da Android.

Il comunicato di Codacons cita i numeri forniti da Huawei Italia per ricordare come, prendendo in considerazione le vendite registrate nel nostro paese e nel mese di marzo, più di un telefono su tre (36,6%) e quasi un terzo dei tablet (30%) siano a marchio Huawei. Considerando il market share globale e tenendo conto del brand Honor, l’azienda detiene il 32,1% della quota complessiva.

Si fa riferimento inoltre alle conseguenze di quanto accaduto sul mercato azionario, per via dell’impatto che la vicenda sta avendo sulle aziende che fino ad oggi hanno svolto il ruolo di fornitori. Coinvolta anche l’italo-francese STMicroelectronics.

Uno scivolone è toccato pure a STM, anche se il gruppo di semiconduttori italo francese non risulta fra quelli che hanno chiuso a Huawei, come invece i produttori USA di chip e microchip, che hanno sospeso le forniture ala società cinese, dopo i divieti del dipartimento del Commercio americano. Stm però ce l’ha fra i suoi primi dieci clienti.

Fonte: Codacons
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