IBM, l'ottimismo cade dalla nuvola

I conti di Big Blue piangono, e la colpa è di tutto tranne che del cloud. Che anzi cresce e sarà il futuro del business, promette la corporation
I conti di Big Blue piangono, e la colpa è di tutto tranne che del cloud. Che anzi cresce e sarà il futuro del business, promette la corporation

Il terzo trimestre dell’anno fiscale di IBM si chiude con numeri decisamente negativi , anche se la corporation fa di tutto per addolcire la pillola e dispensare ottimismo sulle qualità benefiche di un business trasformato in una nuvola telematica. La transizione è in corso e necessiterà di tempo, spiega e spera IBM.

Nel trimestre che si è concluso il 30 settembre, Big Blue ha incamerato ricavi complessivi per 19,3 miliardi di dollari, una cifra inferiore alle aspettative degli analisti e che segna un declino del -14 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Al netto dell’aumento del costo del denaro, dice però IBM, il declino del business sarebbe di “appena” l’1 per cento.

I profitti trimestrali ammontano a 3 miliardi di dollari, -14 per cento in confronto al 2014, e i guadagni per azione sono stati di 3,34 dollari (-9 per cento); in negativo la quasi totalità delle divisioni della corporation, con i ricavi per i servizi a -10,2 per cento, la vendita di software a -10 per cento e l’hardware crollato del 38,7 per cento a causa della vendita dei server x86 a Lenovo.

Là dove IBM cresce, e la corporation non fa che sottolinearlo, è nel business cloud-come-servizio, per cui registra ricavi per 4,5 miliardi di dollari con un +45 per cento rispetto al 2014; gli investimenti per riconvertire tutta l’azienda alla vendita di strumenti analitici nella nuvola, servizi cloud, mobilità e sicurezza alla lunga porterà i suoi frutti , dice il management.

IBM ha bisogno di nuovi business e nuovi mercati, ed è disposta a far consultare il codice sorgente dei propri prodotti alle autorità cinesi pur di essere presente sul mercato locale: l’analisi è avvenuta in una stanza sicura senza contatti esterni, un gesto soprattutto simbolico che però preoccupa chi non vede di buon occhio la volontà di controllo di Pechino sul software statunitense.

Alfonso Maruccia

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21 10 2015
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